Il Columbus Day della discordia, proteste in 50 città

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La delegazione italiana della Polizia di Stato per il Columbus Day ha partecipato alla deposizione della corona al Columbus Circle di New York (Usa), 08 ottobre 2017. ANSA/UFFICIO STAMPA POLIZIA DI STATO
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La delegazione italiana della Polizia di Stato per il Columbus Day ha partecipato alla deposizione della corona al Columbus Circle di New York (Usa), 08 ottobre 2017.
ANSA/UFFICIO STAMPA POLIZIA DI STATO

NEW YORK. – Il Columbus Day della discordia. L’America lo ha festeggiato divisa come non accadeva da decenni. E mentre a New York è andata in scena tra mille polemiche (e sotto una fitta pioggia) la tradizionale parata sulla Quinta Strada, in oltre 50 città – da Los Angeles a Seattle – è stato il giorno della protesta contro la figura di Cristoforo Colombo e l’occasione per celebrare la storia delle popolazioni indigene.

Mai come quest’anno il futuro di una festività nata nel 1937 e divenuta la festa per eccellenza della comunità italoamericana appare incerto. Tanto che un’autorevole rivista come Newsweek arriva a chiedersi se quello del 2017 non sarà l’ultimo Columbus Day: “Noi abbiamo un debito, quello di essere più rispettosi di un uomo che ha reso possibile l’esistenza del nostro Paese”, si legge.

Ma dalla California allo stato di Washington, passando per Minnesota, Utah, Vermont, fino all’Alaska, sono già decine le amministrazioni locali che hanno abolito il giorno di Colombo: oltre a Los Angeles e Seattle anche Boston, Denver, Phoenix, Portland, Tulsa, Austrin, Salt Lake City. Qui al posto del Columbus Day si è celebrato l’Indigenous Peoples Day, per ricordare quello che per molti è stato l’inizio dello “sterminio” dei nativi, quello seguito alla scoperta del Nuovo Mondo.

In molte università come Berkeley si sono svolti sit-in per denunciare quello che per i critici viene considerato non il più famoso navigatore di tutti i tempi, ma colui che ha dato vita a una storia di repressione, dolore e schiavitù. Come raccontano i tanti giovani afroamericani che in questi giorni hanno continuato a riunirsi attorno alla blindatissima statua di Colombo nel cuore di Manhattan. Quella che alcune associazioni civili vorrebbero vedere rimossa e che viene sorvegliata 24 ore su 24 dagli agenti per timore di atti vandalici.

L’ultima parola sul monumento di Columbus Circle, di fronte all’ingresso di Central Park, spetterà al sindaco Bill de Blasio, che questa estate ha istituito una commissione per esaminare il caso dei monumenti più controverso della città. Attirandosi così l’ira degli italoamericani nel pieno della campagna per la sua rielezione a primo cittadino. “Non c’è alcun piano per rimuovere la statua”, ha rassicurato de Blasio, cercando di calmare le acque.

Mentre il governatore dello stato di New York Andrew Cuomo ha promesso vita dura ai detrattori di Colombo. “Siamo pronti a dare battaglia a chi vuole eliminare la festa e a chi vuole rimuovere le statue”, hanno fatto sapere i suoi collaboratori: “Uno schiaffo alla comunità italoamericana non sarà tollerato”.

Ma intanto proprio nell’assemblea parlamentare dello stato di New York è stato presentato per la prima volta un testo di legge per cambiare nome al Columbus Day, e trasformarlo anche qui in Indigenous Peoples Day. “Colombo merita disprezzo, non gloria”, la motivazione dei promotori. Non la pensano così i newyorchesi che stanno raccogliendo le firme per ‘salvare’ la statua di Columbus Circle: sono già oltre mille.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)