Manovra: stop selettivo ai superticket, più sconti per i figli

Pubblicato il 09 ottobre 2017 da redazione

Manovra: stop selettivo ai superticket.

 

 

ROMA. – Una riduzione graduale e, soprattutto, selettiva. Sarebbe questa la via che il governo sta studiando per tenere fede all’impegno di eliminare, nel prossimo triennio, il cosiddetto superticket mantenendo la misura sostenibile. Le risorse per la prossima manovra, infatti, restano limitate e le voci di copertura individuate finora – dai tagli di spesa alla fatturazione elettronica tra privati, passando per la rottamazione bis delle cartelle e delle liti, o per la web tax – sono già tutte impegnate per finanziare i tre pilastri della legge di Bilancio, decontribuzione per spingere l’occupazione giovanile, investimenti pubblici e privati e lotta alla povertà.

A meno di non mettere mano alle tax expenditures – come suggerisce più di qualcuno in Parlamento – la coperta, insomma, rimane corta. E le misure ancora da finanziare moltissime. A partire, appunto dallo stop ai 10 euro a ricetta su diagnostica e specialistica applicato in molte Regioni (anche se con diverse gradazioni) che quando era stato attivato nel 2011 valeva 834 milioni.

“C’é una esigenza – ha detto il vice ministro per l’economia, Enrico Morando – di rivedere la struttura di questo superticket. La risoluzione che la maggioranza ha votato a Camera e Senato chiede al governo di impegnarsi per verificare la possibilit  di ristrutturare profondamente questo superticket perché in effetti in molte regioni determina situazioni paradossali”.

Sul piatto potrebbe esserci una riduzione di almeno il 10% di questa cifra, da modulare, però, in modo articolato, o eliminando il superticket su alcune tipologie di prestazione su cui oggi è applicato, oppure intervenendo sulle caratteristiche dei pazienti (ad esempio età, o patologia, o ancora fascia di reddito), in modo comunque da uniformare l’intervento che invece è diversificato da regione a regione.

Possibile, se il lavoro tecnico non sarà ultimato, che la misura arrivi nel corso dell’iter parlamentare della legge di Bilancio mentre le Regioni, per voce del coordinatore degli assessori regionali alla sanità Antonio Saitta, chiedono di essere coinvolte nell’elaborazione della misura.

Il testo base, invece, potrebbe già includere un’altra delle richieste arrivate dalla maggioranza, quella di fare qualcosa di più per le famiglie. Oltre ai 600 milioni per il nuovo reddito di inclusione (o all’interno di questo budget), il governo dovrebbe innalzare la soglia entro la quale i figli restano a carico dei genitori anche se lavorano.

La soglia di reddito dei figli che consente ai genitori di usufruire comunque delle detrazioni è rimasta infatti quella vecchia fissata in lire, 5 milioni di lire tradotti in 2.840 euro, e potrebbe essere alzata attorno ai 4mila euro, cifra entro la quale rientrano ad esempio i ‘lavoretti estivi’ o part time. La misura costerebbe poche decine di milioni e potrebbe essere potenziata quando si tratta di famiglie numerose.

Sempre nel testo della manovra, che il governo dovrebbe varare tra il 15 e il 16 ottobre, dovrebbe già comparire la proroga per la cedolare secca al 10% sugli affitti abitativi a canone concordato mentre è più incerto, perché molto costoso, il suo ampliamento agli affitti commerciali.

Tra le novità dell’ultima ora potrebbe anche arrivare un ritocco ai requisiti per l’accesso all’Ape social che agevoli le donne. Per quello che è stato ribattezzato l’ape ‘rosa’, si dovrebbe prevedere uno ‘sconto’ di 6 mesi per figlio, per un massimo di 2 anni, così come prospettato dal governo al tavolo con i sindacati, che invece chiederebbero un intervento molto più incisivo.

Il ministro Poletti aveva annunciato un nuovo incontro per fare un punto dopo l’approvazione della nota di aggiornamento al Def. Una data ancora non c’è ma dal ministero del Lavoro assicurano che questo nuovo round di confronto ci sarà. Tutta politica infine l’eventuale scelta di rinviare almeno alla prossima primavere – quindi alla nuova legislatura – la decisione sull’adeguamento automatico all’aspettativa di vita dell’età pensionabile, che dovrebbe passare a 67 anni dal 2019.

(di Silvia Gasparetto/ANSA)

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