Venezuela, quarto posto per corruzione in America Latina

Pubblicato il 09 ottobre 2017 da redazione

Trasparenza Internazionale: Venezuela al quarto per corruzione in America Latina

Trasparenza Internazionale: Venezuela al quarto per corruzione in America Latina

Caracas. – Trasparenza Internazionale indica il Venezuela come il quarto paese più corrotto di America Latina. Tra i primi della lista sarebbero il Messico, Repubblica Domenicana, e Perù. E il settore dei servizi di base, come l’elettricità e persino la scuola sarebbero i più coinvolti.

L’ong ha pubblicato lo studio “Le persone e la corruzione: America Latina e il Caribe” dove si riportano dati sul livello di corruzione e la percezione dei cittadini. Il 38% degli intervistati in Venezuela ha dichiarato di aver dovuto pagare mazzette nel settore dell’amministrazione pubblica per superare ostacoli. E addirittura l’87% pensa che la corruzione sia in aumento.

La percezione rimane molto negativa riguardo la polizia e le forze dell’ordine in generale. Il 73% crede che è “molto corrotta.” Questo dato si collega con il numero crescente di denunce fatte da organizzazioni per i diritti umani sugli abusi e la repressione esercitata dai corpi dell’ordine.

Addirittura, secondo Provea, l’86% delle morti che si collegano a funzionari sono state esecuzioni ufficiose. A questo si aggiunge che sette ogni dieci venezuelani teme di morire violentemente. Secondo cifre del Pubblico Ministero, dei 21,752 omicidi, 4.667 sono stati per mani delle forze dell’ordine.

La corruzione aumenta in America Latina

Sono state 22.000 le persone intervistate in 20 paesi. I risultati indicano che la percezione sul livello di corruzione sta aumentando in tutta la regione. Ben un 53% dei cittadini pensa che i loro governi non riescono a combatterla e chi la denuncia soffre di rappresaglie. Comunque, c’è anche un 35% che si mostra fiducioso e crede che si stiano facendo sforzi positivi per combatterla. E, in fondo anche se ricchi e poveri devono pagare per ottenere servizi, sono i meno abbienti quelli che alla fine ne soffrono di più. Questo è quanto riporta ad Efe, Alejandro Salas, responsabile di Ti per le Americhe.

Messico è al primo posto, 51% degli intervistati, tutti cittadini comuni, ha dovuto pagare per ricevere un servizio o agevolare un iter burocratico. Segue Repubblica Domenicana (46%), Perù (39%), Venezuela (38%) e Panamá (38%).

Mentre i più virtuosi sono Trinidad e Tobago (6%), Brasile (11%), Argentina (16%), Jamaica (21%), Uruguay (22%), Paraguay (23%) e Costa Rica (24%).

Tra i due gruppi si va da Honduras alla Bolivia. Ma tutti pensano che la corruzione sia in aumento.

Corruzione, poco o nulla per erradicarla

L’ eccezione, però, rimane la classe politica. Per i venezuelani e i peruviani, i politici fanno poco o nulla per eradicare la corruzione. Invece Honduras, Ecuador e Guatemala mostrano più affidamento verso i politici e la loro capacità di combatterela.

Jose Ugaz, presidente di Ti, ha dichiarato che “il caso Lava Jato ha impattato la regione e dimostrato che la corruzione è molto estesa. Il pago di mazzette o tangenti è un modo illecito perché pochi si arricchiscano, e un gran ostacolo per accedere ai servizi pubblici, specialmente per i settori più vulnerabili.”

L’abitudine di rivolgersi a dover pagare mazzette si è verificata a livelli di servizi di base. Sono coinvolti gli ospedali pubblici, tribunali, e questure, m anche i servizi pubblici (acqua ed elettricità) e persino nella scuola.

Dulcis in fundo, gli intervistati segnalano la polizia come istituzione altamente corrotta (47%). Ma il governo locale non è di meno (45%) assieme al Primo Ministro o Presidente (43%), giudici e magistrati (40%), impiegati pubblici (37%), imprenditori (36%) e lider religiosi (25%). Insomma, non si salva nessuno.

Però un modo ci sarebbe. Trasparenza Internazionale crede che una misura molto importante per combattere la corruzione sia comunicare chiaramente quali sono i diritti e i costi per un iter amministrativo. E poi, è anche necessario denunciare e proteggere il denunciante” perché in America Latina chi denuncia è ancora mal visto. E se lo fa viene minacciato.

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