Il sì di FI alla riforma alza la tensione, due senatori lasciano

Pubblicato il 10 ottobre 2017 da ansa

Centrodestra

Silvio Berlusconi apre al centro.

 

 

ROMA. – La decisione della maggioranza di chiedere il voto di fiducia sulla legge elettorale crea scompiglio anche al Senato, con Mdp sul piede di guerra che contribuisce a far andare sotto il governo sulla legge europea, e con Forza Italia che continua a perdere pezzi.

Giovanni Piccoli e Bartolomeo Amidei ufficializzano la decisione di lasciare il gruppo presieduto da Paolo Romani confessando un “profondo disagio”, non solo per quella politica in cui credevano che FI “ha abbandonato da tempo”, ma anche per l’ok del Cav al “Rosatellum” che soprattutto al Nord “sarà un bagno di sangue” per “quasi tutti i partiti” ad “eccezione della Lega”.

Nonostante le proteste dei suoi contro una riforma che dispone l’assegnazione di 2/3 dei seggi con sistema proporzionale e di 1/3 con collegi uninominali maggioritari, Berlusconi però va avanti e tranquillizza il Pd. I parlamentari azzurri non parteciperanno al voto di fiducia, ma diranno sì a quello finale sul provvedimento in modo “compatto e leale”.

Eppure al Senato il malcontento è palpabile anche perché dalle varie proiezioni che alcuni si sono fatti fare per capire i veri effetti del “Rosatellum” il quadro che esce per Forza Italia è tutt’altro che roseo. “Il fatto – mugugnano in molti – è che a Berlusconi del partito ormai importa poco o nulla”. Il vero obiettivo suo e di Renzi, si assicura nel centrodestra di Palazzo Madama, “è bloccare l’avanzata del M5S”. E questa legge elettorale per loro, garantiscono “sarà una vera mazzata”.

Il problema, si insiste, è che si avranno effetti “nefasti” per quasi tutti i partiti “soprattutto al Nord” dove la parte del leone, secondo le previsioni, la farà la Lega. Quindi molti parlamentari che sanno benissimo di non avere chance cominciano a mollare le redini. O abbandonano la forza politica in cui dicono di non credere più.

Amidei e Piccoli sul punto sono chiari: “E’ da tempo che FI ha abbandonato quei valori liberali e cattolici in cui ci riconoscevamo” e che ne avevano ispirato gli inizi. Ma soprattutto quello che non gli va giù è che esponenti di spicco del partito come Niccolò Ghedini non si siano mai fatti vedere né in Parlamento (“dove invece bisognerebbe essere presenti il più possibile” anche per rafforzare il partito) né sul territorio.

Ma Amidei e Piccoli non saranno gli unici a uscire dal gruppo di Romani. Oltre Stefano Bertacco che se ne era andato a settembre, potrebbero lasciare a breve in 7 od 8.

(di Anna Laura Bussa/ANSA)

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