Legge elettorale: bagarre nella Camera. M5s contro Boldrini

Pubblicato il 10 ottobre 2017 da ansa

Il deputato di Fratelli d’Italia Ignazio La Russa mostra un cartello con la scritta “Hablamos” (Parliamo). ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

 

 

ROMA. – Insulti, fischi ed urla dentro e fuori il Palazzo, libri lanciati in Aula e perfino due rose rosse che finiscono per terra: è il contesto in cui a Montecitorio il governo pone la fiducia sulla legge elettorale. Un caos che esplode nell’Emiciclo ma in piazza Montecitorio.

Nel Palazzo l’aria diventa pesante non appena si concretizza l’ipotesi della fiducia. E nel primo pomeriggio la bagarre esplode in Aula. Primo atto è lo scontro tra il vicepresidente di turno Roberto Giachetti ed i Cinque Stelle, che reclamano la convocazione della Giunta del Regolamento sul fatto che la commissione potesse modificare un voto dell’Aula sul ‘Rosatellum’ prima di andare avanti con l’esame del testo.

La risposta di Giachetti, un ‘no’ che ricalca quello già espresso a suo tempo dalla presidente Boldrini, non piace ai M5S che, quando questi sbotta a Davide Crippa “io le rispondo come ritengo di rispondere”, gli scaricano addosso una raffica di insulti. “Radicale, vattene!”, gli grida Roberto Fico; e qualcun altro gli da del “fallito”. In quel preciso momento arriva la presidente Boldrini, che dà la parola al ministro Anna Finocchiaro, in Aula per porre la fiducia sul ‘Rosatellum 2.0’. Ed è il caos.

Nel silenzio dei deputati del ‘Patto a quattro’, la voce della rappresentante del governo è letteralmente sommersa dalle urla di chi si oppone. I deputati M5S urlano sventolando le copie del regolamento di Montecitorio: uno di questi volumi viene lanciato al centro dell’Emiciclo da Danilo Toninelli di M5S, mentre i suoi colleghi gridano e fischiano e Carla Ruocco sbatte sul banco la ‘ribaltina’ di legno, per fare più rumore.

All’estrema sinistra, stesse urla, con i deputati MDP e SI tutti in piedi a battere sui banchi in segno di protesta. Dal banco della commissione Ignazio La Russa (Fdi) alza un cartello con la scritta “Hablamos”, parliamo, leitmotiv della campagna unionista della Catalogna. E La Russa si lancia verso i banchi del governo per fermare Finocchiaro: lo blocca un commesso che si frappone tra i due.

Nel frattempo, al centro dell’Emiciclo “piovono” due rose rosse, pare lanciate dai M5S, che riservano una bordata di fischi e urlano in coro “Venduta, venduta!” a Laura Boldrini: la quale, farà poi sapere, non tollera di essere strumentalizzata perchè la fiducia è un atto del governo.

Ma anche in piazza è bagarre. Protestano con megafono e fischietti gli attivisti del movimento di Antonio Pappalardo. Alessandro Di Battista, andato anche lui a protestare, li arringa; ma per lui è la piazza sbagliata. Per lui sono fischi. E gli inviti, non troppo cortesi, a farsi da parte: “Hai rotto il c…”, “dimettiti” gli urlano i manifestanti fino a quando Di Battista abbandona il campo.

(di Francesco Bongarrà/ANSA)

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