Mondiali: l’Italia aspetta i play off. Da Londra risuona il nome di Conte

La grinta di Anonio Conte (Italia-Olanda amichevole)
La grinta di Anonio Conte (Italia-Olanda amichevole)

 

ROMA. – Nell’attesa di conoscere l’avversario del Play-off, che può spalancare le porte per il Mondiale dell’anno prossimo in Russia, si sfoglia la margherita e ci si interroga sul futuro tecnico a breve e lungo termine della Nazionale. Gian Piero Ventura ha un contratto che scadrà nel 2020 e il dg della Federcalcio, Michele Uva, conferma che la “posizione del ct non è mai stata in discussione”.

“Lo ripeto da vari giorni – le parole del dirigente azzurro -. Non c’è assolutamente nessun problema”. Però, in effetti, dopo le ultime prestazioni dell’Italia si è sentito più d’uno scricchiolio, tanto che dall’Inghilterra è rimbalzata la notizia del possibile ritorno in panchina di Antonio Conte, mai entrato in perfetta sintonia con il patron del Chelsea, Roman Abramovich.

Conte, fanno sapere i media inglesi, avrebbe voluto lasciare già la scorsa estate se una esorbitante penale non l’avesse costretto a restare a Stamford Bridge. Ma spera di comunque di liberarsi il prossimo giugno per fare ritorno in Italia, bisogna vedere se per guidare una squadra di club o la Nazionale, con la quale interruppe il proprio rapporto all’indomani dell’eliminaziona dall’Europeo in Francia, avvenuta nei quarti per mano della Germania.

Uva ha fatto sapere che “non c’è alcuna spaccatura fra il gruppo e il ct, mi dispiace che emerga questa sensazione all’esterno”. Il futuro dell’attuale ct è legato innanzi tutto alla qualificazione per la fase finale dei Mondiali e, nel caso l’Italia riuscisse a ottenerla, al cammino nel torneo iridato in Russia, dove gli azzurri non partono certo col il ruolo di favoriti.

“Vogliamo andare in Russia, e una volta lì sogno di vincere”, è la dichiarazione di ottimismo di Buffon, in netta controtendenza rispetto alle ultime prestazioni (e difatti l’intervista a un canale youtube Usa risale forse a prima di Macedonia e Albania). In ogni caso, gli azzurri sono chiamati – per tradizione e cifra tecnica individuale – a migliorare le ultime due defaillance, in Sudafrica con Lippi nel 2010 e in Brasile con Prandelli nel 2014. Già questo sarebbe un buon risultato, visti i tempi.