Strasburgo chiede spiegazioni all’Italia sugli accordi con la Libia

Pubblicato il 11 ottobre 2017 da ansa

Minniti, non facciamo respingimenti, diamo formazione e supporto.

 

 

STRASBURGO. – Il Consiglio d’Europa chiede chiarimenti all’Italia sul suo accordo con la Libia, ricordando l’obbligo di rispettare i diritti dei migranti e di non esporli al rischio di tortura o trattamenti inumani rinviandoli verso il Paese. E la risposta del ministro dell’Interno Marco Minniti arriva a stretto giro: “l’Italia non fa respingimenti”. Ai libici offriamo “solo formazione e diamo supporto logistico”.

Intanto il direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, in un’audizione all’Europarlamento, prende le distanze: “non abbiamo interlocutori in Libia, noi collaboriamo con le missioni europee Eubam e EunavForMed”.

Le richieste di spiegazioni sono contenute in una lettera che il commissario ai diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muiznieks, ha inviato a Minniti il 28 settembre. In particolare, si domandano informazioni sugli accordi presi con la Libia; “quali salvaguardie l’Italia abbia messo in atto per garantire che le persone eventualmente intercettate o salvate da navi italiane in acque libiche, non siano esposte al rischio di essere vittime di trattamenti e pene inumane e degradanti e alla tortura”; e indicazioni sul nuovo codice di condotta per le ong, coinvolte in operazioni di salvataggio in mare.

“Mai navi italiane o che collaborano con la Guardia costiera italiana hanno riportato in Libia migranti tratti in salvo” specifica Minniti, spiegando che “l’attività delle autorità italiane è finalizzata a formazione, equipaggiamento e supporto logistico della Guardia costiera libica, non ad operazioni di respingimento”.

Nella lettera che il Viminale ha inviato al commissario, ma che quest’ultimo non ha ancora ricevuto, si evidenzia inoltre che “la più recente strategia italiana, condivisa e apprezzata a livello europeo” ha come obiettivo la gestione dei flussi migratori al fine di ridurre il rischio di incidenti e naufragi, “un rischio che potrà essere azzerato solo con l’interruzione delle partenze”.

Nella sua risposta il ministro specifica anche che l’Italia “non sottovaluta affatto il tema del rispetto dei diritti umani in Libia e, anzi, lo considera cruciale” e sta lavorando per un rafforzamento della presenza nel Paese di Unhcr e Oim.

Nello scrivere a Minniti, Muiznieks ha ricordato che la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia nel 2012 per i migranti intercettati in acque internazionali e ricondotti in Libia, nonostante le autorità italiane sapessero o dovessero sapere dei rischi che correvano di essere torturate e sottoposte a trattamenti e pene inumane e degradanti. E il commissario evidenzia come sia stato in seguito a questa condanna che l’Italia si è impegnata a non rinviare più in Libia persone intercettate in mare.

(di Samantha Agrò/ANSA)

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