Giuseppe Di Pangrazio: l’ Abruzzo è vicino ai corregionali del Venezuela

Pronti per la Parata di Queens (foto M. Fosco).
Alla Parata di Queens (foto M.Fosco).

 

Mariza Bafile

NEW YORK. –  Era la prima volta che il Presidente del Consiglio Regionale d’Abruzzo Giuseppe Di Pangrazio visitava New York e, forse anche per questo, non si è permesso neanche un minuto di pausa. Lo hanno accompagnato il capo della sua Segreteria Gino Milano e il collega Goffredo Palmerini, cronista eccezionale che nei suoi articoli e libri ripercorre con meticolosa attenzione le tappe dei suoi viaggi. Palmerini è un emigrante del mondo che non ha mai lasciato fisicamente l’Abruzzo.

L’emigrazione non è soltanto una passione ma molto di più. Lui, molto più di tanti altri, rispetta, ammira e comprende in profondità la storia di chi un giorno per ragioni diverse ha lasciato la propria terra per affrontare l’ignoto. Nei suoi scritti –l’ultimo libro L’Italia nel cuore è fresco di stampa- ci fa rivivere gli incontri con i corregionali abruzzesi sparsi un po’ dappertutto.

Attraverso le sue parole dense di calore umano, scopriamo le loro storie, conosciamo le eccellenze che fanno onore alle proprie origini e costruiamo quei ponti tanto necessari in un mondo in cui la comunicazione diventa sempre più superficiale e veloce proprio a causa della valanga di messaggi e notizie che arrivano grazie alle nuove tecnologie.

Se Palmerini è stato il “Virgilio” della visita di Di Pangrazio nella Grande Mela, importante per il Presidente del Consiglio è stato l’aiuto ricevuto dal capo della sua segreteria Gino Milano, impegnato nei settori di emigrazione/immigrazione e quindi ben ferrato in materie che sono state al centro degli incontri con la comunità abruzzese.

Nel corso dei suoi giorni trascorsi a New York Di Pangrazio ha assorbito appieno le caratteristiche che rendono questa città realmente unica e si è detto ammirato per la capacità che ha di accogliere persone di ogni razza e religione, di offrire spazio a tutte le culture e anche alle più sofisticate tecnologie. A questo proposito ha segnalato l’innovazione che sta alla base dello sviluppo di un’architettura che svetta verso l’alto per offrire spazi abitativi e di lavoro ad una popolazione costantemente in crescita.

– Consiglierei a qualsiasi giovane di trascorrere almeno un anno a New York. Questa città è davvero il centro del mondo per la mescolanza di persone che arrivano da ogni luogo, per l’arte e la tecnologia, per il sofisticato sistema di sicurezza che richiede una tale densità di popolazione. Un ragazzo ne tornerebbe umanamente e professionalmente arricchito.

– Parlando di giovani e di ricerca, pare che in Italia sia in aumento la cosiddetta “fuga di cervelli”. Le statistiche indicano una tendenza sempre più marcata di giovani con gran talento che lasciano il bel paese in cerca di spazi in cui poter crescere professionalmente e umanamente. Qual è la situazione in Abruzzo?

– Credo che in generale parlare di “fuga di cervelli” sia un po’ esagerato. In Abruzzo a fronte di cento ragazzi che partono per andare ad approfondire i propri studi all’estero solamente uno o due decidono di restare nel nuovo paese. È indubbio che né l’Abruzzo e in alcuni casi neanche l’Italia possano offrire studi di specializzazione di altissimo livello in ogni campo ma è anche vero che le nostre Università sono ottime e, particolare importante, sono gratuite. Anche i nostri centri di ricerca vivono grazie ai fondi pubblici, al contrario per esempio di quelli nordamericani che sono sovvenzionati dai privati. In Abruzzo abbiamo ottime Università ma per alcune specializzazioni bisogna andare all’estero. Per altre no. Abbiamo per esempio il Laboratorio Nazionale del Gran Sasso, uno dei quattro più importanti dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e il più grande laboratorio sotterraneo del mondo in cui si realizzano esperimenti di fisica delle particelle, astrofisica delle particelle e astrofisica nucleare. È un grande orgoglio per la nostra regione. Sarebbe impossibile offrire la stessa eccellenza per tutte le discipline. I giovani dunque partono per approfondire i propri studi ma in gran maggioranza rientrano. Ce lo ha confermato anche il docente e ricercatore Domenico Accili che abbiamo incontrato nel corso di questa visita.

Domenico Accili, Gino Milano, Giuseppe Di Pangrazio.

 

Domenico Accili, ci spiega con orgoglio il Presidente Di Pangrazio, è direttore del Diabetes and Endocrinology Research Center “Russ Berrie” che opera all’interno della Columbia University, ed è stato insignito, lo scorso anno, dell’onorificenza di Ambasciatore d’Abruzzo nel Mondo che assegna la Regione a personalità che, per il loro impegno sociale, professionale, culturale ed economico, fanno onore all’Abruzzo.

 

 

 

– Ogni anno consegniamo quattro riconoscimenti. È una delle iniziative che abbiamo preso per essere più vicini ai connazionali nel mondo. Vogliamo consolidare i rapporti con tutti loro. Ormai in molti paesi siamo arrivati alla quarta e quinta generazione ma proprio per questo è importante far conoscere ai discendenti dei nostri emigrati il valore, la cultura, le tradizioni della terra d’origine delle loro famiglie.

– Le ragioni di questo viaggio sono da ascrivere anche a questo rinnovato impegno di creare ponti con le comunità abruzzesi nel mondo?

– Senza dubbio. La ragione prima è stata quella di incontrare la comunità di Orsogna che ci ha rivolto un invito che abbiamo accolto con grande piacere. La sede dell’associazione Orsogna Mutual Aid Society riunisce un grande numero di corregionali partiti da quest’area dell’Abruzzo e l’incontro con tutti loro è stato davvero emotivo. Il grande locale dell’Associazione era completamente pieno e tra gli ospiti d’onore c’era anche l’apprezzato, amico Mario Fratti, drammaturgo di successo che l’anno scorso ha compiuto i suoi 90 anni all’Aquila e che ho riabbracciato con grande allegria. La sua carica di vitalità è un esempio per tutti noi.

Serata all’Orsogna.

La delegazione abruzzese ha visitato anche il Museo Italo Americano di cui è vicepresidente l’attivissima e cordiale Maria Fosco, altra esponente di spicco della comunità abruzzese di New York. Di Pangrazio spiega che, nel corso di questo viaggio, ha realizzato anche una visita, molto emotiva ad altri luoghi simbolici come il Ground Zero ed Ellis Island.

– Ieri l’Italia è stato un paese di emigrazione, dall’Abruzzo sono partite migliaia e migliaia di persone che si sono sparse in tutto il mondo. Oggi invece è diventato paese di immigrazione. Sono altri quelli che scappano da guerre e fame e chiedono la nostra accoglienza. Come risponde l’Abruzzo alle richieste degli immigranti?

– L’Abruzzo non è tra le regioni con il più alto numero di immigrati. Per due ragioni: la prima perché non è tra le loro mete più ambite e la seconda perché quando l’Italia ha ricevuto il più grande flusso di immigrazione a causa dell’inasprirsi delle tensioni tra Libia e Tunisia e l’intervento militare internazionale, l’Abruzzo fu esentato dai programmi di accoglienza perché il terremoto dell’Aquila aveva creato una situazione di forte emergenza interna. Le comunità che vivono attualmente in Abruzzo sono per lo più originarie del Marocco, della Tunisia e in parte dell’Egitto e lavorano soprattutto nel settore dell’agricoltura.

Giuseppe Di Pangrazio sottolinea l’importanza dell’agricoltura per la crescita della regione Abruzzo.

– Abbiamo sviluppato un’attività imprenditoriale che non si ferma solo alla produzione. Per esempio soprattutto nel settore dei vini e degli oli, siamo in grado di portare avanti il ciclo completo: produzione, raccolta, lavorazione, commercializzazione e vendita. Attività che offrono lavoro a un gran numero di cittadini. Desideriamo fare lo stesso anche in aree come il Fucino della Marsica nella quale c’è una grande produzione di ortaggi ma le industrie di trasformazione sono ancora insufficienti. Opportunamente sviluppate, potrebbero assorbire molta occupazione. Per trasformare l’Abruzzo in una regione quasi con piena occupazione siamo anche impegnati sul settore del turismo. Vogliamo far conoscere aree meno note e promuovere la rivalorizzazione dei paesini, bellissimi ma quasi abbandonati dell’entroterra. Essi potrebbero risorgere grazie a quei cittadini, anche a coloro che attualmente risiedono all’estero e volessero rientrare, desiderosi di trascorrere la vita in aree in cui si può tornare ad assaporare un ritmo di vita più sereno e a contatto con la natura.

In visita alla Steinway (foto Maria Fosco).

– A che punto è la ricostruzione dell’Aquila?

– L’Aquila si sta riprendendo poco a poco. Il governo Renzi ha stanziato sei milioni che saranno spalmati nel corso di sei anni per accelerare la ricostruzione del centro storico. Oggi più di cento gru sono al lavoro nel capoluogo per portare avanti gli interventi necessari. Stiamo ricostruendo una città intelligente e presto speriamo di cancellare le tracce del terribile terremoto.

La delegazione abruzzese ha incontrato anche il Console Generale d’Italia a New York, dott. Francesco Genuardi, ha assistito alla Messa nella Cattedrale di San Patrick e partecipato alle celebrazioni del Columbus Day.

– Nonostante le contestazioni che in questi ultimi mesi hanno avuto luogo in tutti gli Stati Uniti – spiega Di Pangrazio – e che tendono a sottolineare gli aspetti negativi della conquista, che senz’altro ci sono stati, ma senza dare sufficiente rilievo a quelli positivi che non sono certo mancati.

– Dopo New York siete attesi a Bruxelles. Perché?

– L’Abruzzo è la regione che coordina un gruppo di lavoro, composto da 74 regioni europee, che sta portando avanti uno studio sui cambiamenti climatici e le calamità naturali. Come Presidente pro tempore del Consiglio Regionale darò una conferenza su questo tema che considero di estremo interesse per il futuro del mondo. Contiamo sulla partecipazione dell’Università di Chieti, in cui la facoltà di Geologia è considerata di eccellenza, delle Università dell’Aquila e di Teramo, del Laboratorio del Gran Sasso e della Protezione Civile. Il nostro studio si concentra sulla prevenzione e chiediamo all’Europa la modifica di alcune norme sul versante appunto della prevenzione. Bisogna cominciare tutti a ragionare in maniera diversa e a capire che i cambiamenti climatici incidono sulla vita di ognuno indistintamente. Se non lavoriamo uniti per riparare i danni e approfondire le misure preventive, tra cinquant’anni rischiamo la distruzione della terra. Oggi molte popolazioni sono costrette ad emigrare proprio per le conseguenze dei cambiamenti climatici nelle loro aree. È importante capire che siamo tutti sulla stessa barca.

– Quali sono i problemi più pressanti della Regione Abruzzo e cosa si sta facendo per risolverli?

– Uno dei problemi che richiedeva un impegno immediato era quello della sanità. Lo abbiamo affrontato con determinazione. Bisogna tener conto che la nostra regione era commissariata e quindi obbligata a rientrare da un pesante debito sanitario. Abbiamo razionalizzato la rete ospedaliera disseminando in tutto il territorio i centri di eccellenza per malattie la cui cura può essere programmata e lasciando in ogni città le strutture necessarie per assicurare un primo intervento. Più difficile è stato razionalizzare la spesa inutile, quella che non è necessaria e comporta un rallentamento nell’attenzione sanitaria, negli appuntamenti ed è anche la causa di un’eccessiva spesa farmaceutica. L’altra grande trasformazione la stiamo realizzando nel settore dei trasporti. Ora siamo riusciti a creare un trasporto unico abruzzese che ci aiuta ad evitare la sovrapposizione delle linee private con quelle pubbliche.

– Il Venezuela è un paese con una grande comunità abruzzese che durante molti anni ha contribuito allo sviluppo della regione non soltanto con le rimesse ma anche con un costante rientro durante i periodi di vacanze. Oggi quegli stessi italiani stanno vivendo una situazione di grave difficoltà, quasi di emergenza umanitaria, per la crisi che ha colpito il paese, per l’instabilità politica e per la carenza di medicine. Avete considerato la possibilità di mettere in campo misure speciali per offrire cure mediche e aiuto a questi connazionali nel caso lo richiedessero?

– Siamo molto attenti alla situazione del Venezuela. Sappiamo che i nostri connazionali stanno vivendo momenti molto duri e siamo disposti a studiare interventi per aiutarli. Già ora, grazie al lavoro svolto dalla Fondazione Abruzzo Solidale e altre, stiamo inviando medicine e aiutando i corregionali che hanno bisogno di cure mediche costose. A Pratola Peligna c’è un gruppo di corregionali che sono rientrati e si stanno organizzando per aiutare chi è rimasto. È importante che si sappia che non dimentichiamo i nostri corregionali soprattutto quando vivono in paesi in crisi come è il caso del Venezuela.