Torna in Italia parte del ponte della nave di Caligola

Torna in Italia parte del ponte della nave di Caligola.
Torna in Italia parte del ponte della nave di Caligola.

 

 

ROMA.- Un quadrato prezioso e colorato con il rosso carminio, il verde, l’ocra e il blu che animano un sontuoso decoro floreale. Ritrovato dai carabinieri dei beni culturali, che lo hanno scoperto nella collezione privata di una signora italiana da tempo residente a New York, tornerà presto a casa, nel museo delle Navi di Nemi, un frammento di quello che fu il ponte di comando di una delle navi dell’imperatore Caligola.

”Grazie ai carabinieri guidati dal comandante Fabrizio Parrulli e alle autorità americane”, sottolinea da Ny il ministro della cultura Dario Franceschini, assicurando che una volta rientrati in Italia tutti i reperti restituiti (oltre al mosaico di Caligola ci sono due importanti vasi attici e poi bronzi, monete, manoscritti antichi) torneranno ”nei loro luoghi di origine”.

L’attenzione comunque è sul piccolo, importante, mosaico particolarmente prezioso perché dopo i lunghi secoli trascorsi sotto le acque del lago, i saccheggi, le dispersioni e poi anche l’incendio che sul finire della seconda guerra mondiale si accanì sul museo, di quelle due favolose imbarcazioni di Caligola resta purtroppo abbastanza poco.

Destinate secondo gli storici alle cerimonie religiose, le due navi dell’imperatore erano state costruite in piena grandeur, lunghe oltre 70 metri e ricoperte di marmi e di smalti, di ori e di bronzo. Il frammento che oggi torna dagli Usa testimonia la magnificenza del ponte di comando riservato all’imperatore, il cui pavimento come in una villa imperiale era ricoperto di superbi mosaici.

Avvistate già nel rinascimento e poi oggetto nell’Ottocento di avventurose missioni con parziali recuperi di meraviglie quasi tutte andate disperse, le due navi di Caligola furono alla fine riportate alla luce tra il 1928 ed il 1932 da una faraonica campagna archeologica benedetta dal regime fascista di Mussolini, che per l’occasione autorizzò anche il parziale svuotamento del lago.

Una volta tirate in secco le due imbarcazioni furono inizialmente messe al riparo in un hangar. Poi su progetto di Morpurgo (l’architetto che firmò la teca dell’Ara Pacis) venne realizzato il Museo delle Navi, inaugurato dal Duce nel 1940. Nel 1944 però un incendio che poi si rivelò doloso devastò il museo e distrusse entrambi gli scafi delle navi e il timone. Si salvarono solo alcune decorazioni e i reperti che qualche tempo prima, per prudenza erano stati portati a Roma.

Le due navi furono poi ricostruite in scala 1/5 e i due modellini sono oggi esposti nel Museo, che parte del Polo Museale del Lazio. Intanto ai Castelli Romani c’è chi ancora spera di ritrovare nelle acque del lago una terza nave di Caligola, la più fastosa di tutte, descritta con ampiezza di particolari da Svetonio nelle sue Vite dei Cesari: ”Dieci file di remi, la poppa brillante di gioielli, ampi bagni, gallerie e saloni, sempre rifornite di gran varietà di viti e di alberi da frutto” . Una autentica meraviglia che secondo un architetto di Genzano sarebbe ancora sul fondo del lago.

(di Silvia Lambertucci/ANSA)

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