Pensioni: verso il verdetto dell’Istat sull’età della pensione

L’età della pensione?

 

 

ROMA. – Occhi puntati sull’Istat domani. Stavolta non per il Pil o l’occupazione ma per l’aggiornamento dell’aspettativa di vita. Un dato che può dirci molto sullo stato di salute degli italiani, ma non solo. Dalle cifre che l’Istituto di statistica svelerà dipenderà l’età della pensione. Il Governo infatti dovrebbe adeguare, sulla base delle indicazioni Istat, l’asticella per la pensione di vecchiaia che oggi è fissata a 66 anni e 7 mesi.

Stando alle regole attuali l’aggiustamento vale a partire dal 2019. La decisione però deve arrivare prima, entro fine anno. E si baserà su quel che dovrebbe uscire in mattinata. Le ormai vecchie stime fissano l’età a 67 anni tondi. Ma in molti nutrono la speranza di uno ‘sconto’, seppure piccolo, anche di un solo mese.

Intanto per domani è attesa anche la decisione della Corte Costituzionale del cosiddetto “bonus Poletti”, ossia il decreto legge del maggio 2015 con cui il Governo pose rimedio e rispose ai dettami dei giudici costituzionali sul blocco della perequazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo per il 2012-2013 decisa dal Salva Italia. E in questo caso non appare altrettanto scontata una ‘bocciatura’ della norma.

“Il calcolo dell’Istat dovrà prendere a riferimento il triennio 2014-2016, periodo nel quale, nel 2015, è avvenuto un calo dell’aspettativa di vita”, ricorda il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, che, insieme a Maurizio Sacconi, a capo della stessa commissione al Senato, ha lanciato in estate un appello per rivedere il meccanismo di adeguamento automatico tra il dato statistico e l’età pensionabile.

“Come scritto in una nota dalla Ragioneria generale dello Stato, questo accadimento – l’abbassamento nel 2015 – è stato inaspettato”, spiega Damiano. Il dato, sottolinea, “non potrà quindi avere come risultato l’aumento di cinque mesi”, come già stimato. E aggiunge: “Noi ci aspettiamo un calcolo che tenga conto di questo calo e non solo degli aumenti”.

Inoltre Damiano si augura che “la decisione sull’aumento dell’età pensionabile sia rinviata a giugno del 2018”. Più tempo per poter ponderare meglio le scelte. E soprattutto per farlo in un clima post-elettorale. Anche la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, interviene sulla questione, spiegando che la richiesta dei sindacati non sta nell’eliminazione del meccanismo oggi vigente. “Chiediamo – dice – di fare il calcolo sulla base del lavoro che si fa. Per un operaio che sta davanti ad un altoforno – sottolinea – non ci arriva a 85 anni”.

Ma cosa ci dovrebbe dire domani l’Istat? Aggiornando gli indicatori di mortalità, ci si aspetta di capire quanti mesi in più di vita hanno guadagnato gli over65 tra il 2014 e il 2016. Le ultime previsioni davano un’aspettativa complessiva a 65 anni di 19,1 anni per gli uomini e 22,4 per le donne. Ora bisognerà vedere se il dato definitivo si scosterà o meno da questi numeri.

Da quel che si sa già nell’arco di tempo considerato l’aspettativa di vita è salita ma non è detto che l’aumento sia di cinque mesi come prospettato. Sarebbe esclusa una revisione al rialzo, causa di un 2015 non fortunato in fatto di salute. Quindi resta l’ipotesi di un ribasso rispetto ai cinque mesi, seppure limitato a uno o massimo due mesi. Tanto da impedire però di varcare la soglia dei 67 anni.

(di Marianna Berti ed Alessia Tagliacozzo/ANSA)