500 anni dalla Riforma di Lutero: Kaessmann loda atti sociali di Papa Francesco, ma le differenze restano

Margot Kaessmann

 

Margot Kaessmann

 

BERLINO. – “Lutero fu l’uomo che pose le questioni giuste nel momento giusto, in una chiesa che aveva bisogno di riforme”. 500 anni dopo, Margot Kaessmann, alle spalle la guida della Chiesa evangelica in funzione di “papessa” (2009), e volto dei luterani nel mondo, nell’anno del giubileo, che culmina nei festeggiamenti a Wittenberg, spiega all’ANSA che una riunificazione coi cattolici non è immaginabile. Anche se un sondaggio pubblicato da Bild rivela che lo vorrebbe la maggioranza dei cattolici e dei protestanti.

L’ex presidente del Consiglio dei Vescovi evangelici elenca alcuni punti di distanza – il sacerdozio, il valore dell’eucarestia, la funzione stessa del papa – per concludere che “ci sono differenze che possono restare”. “Io trovo una chiesa unica noiosa, quanto l’idea di un partito unico. Nella diversità c’è creatività, pluralismo. La cosa che conta è però che, come cristiani, ciò che ci unisce è più di quanto ci divide”.

Non è l’esodo dalle due chiese a dover indurre la riunificazione: “neanche i partiti si uniscono per mancanza di tesserati”. “In Germania ci sono 45 milioni di persone che appartengono a una chiesa, sono oltre la metà della popolazione. Mantenere un profilo autonomo ha ancora senso”.

Anche la novità rappresentata da Papa Francesco, in Vaticano, non ricuce davvero le distanze. Il linguaggio e i gesti del pontefice, che ha compiuto un viaggio a Siracusa, costituiscono un ritorno chiaro alle radici del messaggio cristiano, concede. “Su questioni sociali ed etiche, come nella critica al capitalismo e sui profughi, si è mostrato molto deciso”, lo loda. “Ma questo non significa che appoggerebbe un cambiamento a livello dogmatico”.

L’ex papessa, che si dimise dopo essere stata sorpresa alla guida un po’ brilla, non nega il problema dell’abbandono delle chiese: “Oggi è la chiesa che deve andare verso la gente, non è più solo il contrario. In Germania la situazione è molto diversificata: ci sono regioni, nell’est, dove abbiamo solo un 10-12 15% di fedeli. Ed è una sfida immane provare a parlare di fede cristiana in un contesti così secolarizzati. Bisogna uscire dalle chiese, incontrare la gente nelle piazze, e noi lo stiamo facendo”.

Invitando le persone a chiacchierare, a prendere insieme un caffè. La tradizione luterana ha fortemente segnato i tedeschi, analizza. E del messaggio del monaco agostiniano, scomunicato da Leone X per le sue 95 tesi, restano cruciali ancora oggi alcune lezioni: “La traduzione della Bibbia, perché lui ha chiamato in vita la lingua tedesca, con espressioni impensabili. L’istruzione: Lutero voleva che ogni ragazzo e ogni ragazza potessero andare a scuola, e all’epoca questo era rivoluzionario. Infine, la dimensione etica nell’economia: voleva che si agisse in modo responsabile, coi soldi e il lavoro. E questo segna ancora oggi il Paese”.

Come spiegherebbe che la chiesa evangelica, che ha affidato il papato a una donna divorziata, e che in alcuni Laender già celebra il matrimonio gay, è decisamente più veloce nel modernizzarsi? “La chiesa cattolica s’intende ancora come una mediatrice della salvezza verso Dio. Nella chiesa evangelica non è così: non amministriamo la salvezza, la chiesa è solo un’organizzazione per i cristiani. E questo rende i cambiamenti più veloci”.

Il futuro della chiesa vaticana “dipenderà da quali forze si imporranno”. La confraternita di Pio o quelli che vogliono leggere la messa in latino, ad esempio, certamente non vorrebbero cambiare. Bisogna vedere come la Chiesa interagirà con le voci più conservatrici. “Una chiesa resta comunque vitale se annuncia in modo vitale e lieto il vangelo, non se insegue una qualche forma di modernità”, conclude Kaessmann.

(di Rosanna Pugliese/ANSA)