Bankitalia, ricchezza e risparmio delle famiglie italiane

Bankitalia, ricchezza e risparmio delle famiglie
Bankitalia, ricchezza e risparmio delle famiglie

 

ROMA.- La ricchezza totale netta degli italiani è pari a quasi 9 volte il reddito disponibile delle famiglie. In termini pro capite, spiega la Banca d’Italia, si colloca su livelli prossimi a quelli degli altri principali paesi europei, così come la quota, predominante, di abitazioni e di altre attività reali (pari a quasi i due terzi del totale).

La propensione all’indebitamento rimane invece contenuta nel confronto internazionale: nel complesso le passività finanziarie delle famiglie italiane si commisurano al 62 per cento del reddito disponibile, contro valori vicini al 100 per cento in media nell’area dell’euro e ancora più elevati nei paesi anglosassoni.

L’investimento delle famiglie in attività finanziarie è pari oggi a 4.200 miliardi. Il portafoglio finanziario è composto per il 31,4% da depositi e circolante in crescita a causa dell’incertezza della crisi, il 23,8% da strumenti assicurativi e fondi pensioni, il 22,8% da azioni e partecipazioni, l’11,7% da fondi comuni seguiti da titoli di stato (3,2%) e 4,8% di obbligazioni sia bancarie (110 miliardi di cui 20 subordinate) che non bancarie.

La quota di famiglie che ha almeno un deposito postale o bancario supera il 90 per cento; alla metà degli anni sessanta, quando la Banca d’Italia avviò le sue indagini campionarie sui bilanci familiari, era appena sopra il 25%.

Per quanto riguarda il tasso di risparmio delle famiglie italiane, in passato elevato nel confronto internazionale, è oggi inferiore a quello medio degli altri principali paesi dell’area dell’euro. È diminuito dal 19% della metà degli anni novanta del secolo scorso all’8,6% del 2016 dovuto alla maggiore capacità delle famiglie di ottenere prestiti e di ridistribuire i consumi lungo l’arco della vita, la forte riduzione dei tassi di interesse, che ha reso tali prestiti meno onerosi, e le dinamiche demografiche. Il calo è stato più ampio per i giovani, maggiormente colpiti dagli effetti della recessione sul mercato del lavoro.