Bottega

 

Il vocabolario italiano, attento all’etimologia delle parole, ci dice che bottega viene dal latino apotheca, che è la stessa cosa – si dice calco – del greco apothéke. Che dipendesse dal greco lo si capisce dalla acca del fonema “th”. I latini che non avevano nel loro sistema fonetico i suoni aspirati, avevano qualche difficoltà a produrre l’aspirazione delle parole greche. Allora nel trascrivere le parole greche presero l’abitudine di aggiungere la “h” in corrispondenza della consonante che figurava aspirata (generalmente: c, p, t, r ). E ci provarono anche a produrla, specialmente quando erano di ritorno da un viaggio o da una missione dalle parti del Mare Ionio.

Dunque, possiamo riferirci direttamente alla parola greca: apothéke (αποθήκη: manca ancora un segnetto sulla “ α ”, lo spirito (che indica il grado di aspirazione della vocale iniziale); ma il mio PC, anche se mi fornisce ottimi servizi, non sa scrivere il greco antico.

Il glorioso vocabolario di greco antico mi indica che essa è formata da από + τίθεμι [preposizione + verbo], dove apò (prep. di luogo, di tempo o di causa) è un preverbio, e tìthemi è il verbo che significa essenzialmente porre, collocare (vedi le parole italiane “tema” o “tesi”). Quindi, “collocare da parte”: tenere lontano, deporre (per accantonare, ma anche per custodire). Pensate alla farmacia dove si custodivano i veleni. A proposito, se passate dall’Alto Adige, oppure se andate in Austria o in Germania, la farmacia la trovate sotto l’insegna Apotheke.

Ma questo gioco, affezionati lettori, voi già lo conoscete, perché usate le parole biblioteca, discoteca, enoteca (dove si custodisce il vino), e di questi tempi anche paninoteca (che brutta parola! Quanto era più dolce e saporita la nostra sana e buona – napoletana – putéca!). Inoltre, leggete (o sentite parlare) – anche se non usate la parola – di teche. Le teche RAI, per esempio. In sagrestia, la teca delle reliquie del santo protettore, o la teca dove si depone l’ostia consacrata prima di richiuderla nel tabernacolo. Per custodirla.

Solo una postilla, ancora; e uno sconfinamento nella lingua francese.

Boutique”, non vi sembra una cugina (cioè, “appartenente alla stessa famiglia”), un calco, insomma, di bottega?

Luigi Casale