Governo e Opposizione prigionieri delle “amministrative”

 

Il governo del presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, scommette nuovamente su un appuntamento elettorale che è sicuro di vincere
Il governo del presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, scommette nuovamente su un appuntamento elettorale che è sicuro di vincere

 

Politica ed economia, come sempre, s’inseguono spingendo, anzi travolgendo Governo e Opposizione. Si rinnova la sfida. Il governo del presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, scommette nuovamente su un appuntamento elettorale che è sicuro di vincere: le amministrative del prossimo dicembre. Se così non fosse, farebbe ovviamente di tutto per evitarle. Il Consiglio Nazionale Elettorale, incapace di organizzare un Referendum Revocatorio lo scorso anno pur avendo avuto tempo più che sufficiente, mostra oggi efficienza e organizzazione sorprendenti. E in fretta e furia, lasciate alle spalle or ora le elezioni regionali, ha già annunciato le amministrative. Il Governo ha fretta. Sa che non può, non deve dare tempo all’Opposizione di riorganizzarsi, raggrupparsi, riprendere fiato e reagire allo sconforto. Deve cavalcare l’onda del trionfo e approfittare dello scoramento e della confusione che regnano tra le file degli avversari. Ma sa anche che non può permettersi un appuntamento elettorale senza la partecipazione dei maggiori partiti del Tavolo dell’Unità Democratica. La candidatura di Manuel Rosales, rimesso in gioco da una decisione tanto sorprendente quanto incomprensibile della Corte, aiuta ma non basta. Non sono sufficienti neanche le aspirazioni di alcuni indipendenti. Il Governo è cosciente che, per dare attendibilità alle amministrative, ha assolutamente bisogno che scendano in campo Acción Democrática, Primero Justicia e Voluntad Popular. O, almeno, lo faccia uno di questi.

La Corte ha deciso di privare il vicepresidente del Parlamento, Freddy Guevara, dell’immunità parlamentare
La Corte ha deciso di privare il vicepresidente del Parlamento, Freddy Guevara, dell’immunità parlamentare

 

L’Opposizione, dal canto suo, conosce la debolezza del Governo. E spera, salendo sull’Aventino, non solo di fare emergere tutte le contraddizioni nel suo interno ma anche di obbligarlo ad accettare nuove regole del gioco. Insomma, di negoziare un nuovo Consiglio Nazionale Elettorale, credibile e indipendente; e di ottenere la presenza di “osservatori imparziali” garanti della trasparenza nel processo elettorale. Ma sa anche che, in politica, non esistono spazi vuoti e quelli che si abbandonano sono immediatamente occupati. Pare quindi logico supporre che, da dietro le quinte, le candidature indipendenti siano sostenute da tutti i partiti dell’Opposizione. In particolare, lo siano quelle in quei Comuni da sempre “bastioni” dell’Opposizione. In primis, Chacao e Baruta.

E’ l’ultima partita dell’anno tra Governo e Opposizione. E i protagonisti si muovono con estrema prudenza nella scacchiera della politica nazionale e internazionale. La loro sopravvivenza dipende dall’abilità con cui sapranno muovere ogni pezzo, dai pedoni alle torri, dai cavalli agli alfieri, dal re alla regina. Il Governo, nonostante tutto, vuole ancora mostrarsi al mondo rispettoso delle regole democratiche, anche se poi le interpreta a modo suo. Il Tavolo dell’Unità Democratica dovrà reiventarsi stabilendo nuove regole di gioco. Non si tratta, come suggeriscono taluni, di scegliere un leader da seguire e al quale obbedire passivamente, ma di disegnare un “progetto Paese”. Insomma, come detto altre volte, di scrivere un programma di lotta che possa trasformarsi in programma di governo al quale aderire. Deve essere un progetto trasparente, con pochi obiettivi ma chiari e irrinunciabili; un programma che tracci la rotta a Miraflores e al quale l’eterogeneo arcipelago dell’Opposizione possa aderire senza difficoltà; un programma che rincorra obiettivi concreti e credibili senza scorciatoie pericolose e derive radicali.

La Corte ha deciso di privare il vicepresidente del Parlamento, Freddy Guevara, dell’immunità parlamentare. Il leader di Voluntad Popular è accusato dei presunti delitti di “istigazione alla violenza” e “incitazione a delinquere”. La notizia non ha sorpreso più di tanto. Era un provvedimento atteso. Gli esperti in materia, però, si chiedono ora se questo non è il preambolo alla messa fuorilegge dei partiti politici e alla persecuzione dei loro militanti. Improbabile, ma non impossibile. Fino ad oggi il governo ha camminato lungo un sentiero vago in cui la linea tra democrazia e autoritarismo non era chiaramente definita. Oltrepassare con determinazione questa frontiera potrebbe essere rischioso.

Gli analisti attendono le reazioni internazionali che non dovrebbero tardare. Ad esempio, le probabili sanzioni dell’Unione Europea tante volte chieste dal presidente del Parlamento dell’Unione, l’italiano Antonio Tajani. Queste renderebbero ovviamente assai difficili le relazioni tra il Venezuela e il Vecchio Continente e obbligherebbe gli Ambasciatori a un lavoro di filigrana che si scontrerebbe inevitabilmente con lo stile del governo che si affida più al microfono e agli slogan nazionalisti che alla discrezione e riservatezza della diplomazia.

Il Governo tra debito e “default”

Il cammino complesso della politica s’intreccia, poi, con quello altrettanto confuso dell’economia. Il presidente Maduro ha decretato la ristrutturazione e il rifinanziamento del debito estero della nazione e della holding petrolifera. E, di questo, ha incaricato il vice-presidente Tarek El Aissami. L’annuncio, per com’è stato fatto, ha colto di sorpresa gli esperti in materia. Pare, infatti, impossibile che il presidente Maduro, e i suoi ministri, ignorino la differenza tra ristrutturazione e rifinanziamento. La prima prevede accordi complessi attraverso i quali cambiare le condizioni del prestito, dalle scadenze alle garanzie, e alleggerire l’onere del debitore; l’altro, la sostituzione del debito esistente con uno nuovo a condizioni diverse che permettano di ridurre il costo degli interessi, la sua durata e l’esposizione al rischio. E poi, né si decretano né si realizzano senza la presentazione di un programma di riscatto economico del paese; programma che dovrà essere discusso e approvato da organismi internazionali che s’incaricheranno di osservare e pilotare la ripresa dell’economia della nazione. E’ comunque poco probabile che il vice-presidente possa partecipare in prima persona a queste riunioni. Nessun organismo, almeno in teoria, accetterebbe di negoziare con personalità il cui nome appare nella “Black-list” della Casa Bianca.

Il presidente Maduro ha decretato la ristrutturazione e il rifinanziamento del debito estero della nazione e della holding petrolifera
Il presidente Maduro ha decretato la ristrutturazione e il rifinanziamento del debito estero della nazione e della holding petrolifera

 

Più che esprimere la volontà reale di voler ristrutturare o rifinanziare il debito estero, l’annuncio del presidente Maduro pare voglia essere piuttosto un messaggio al mercato finanziario. L’obiettivo? Stimolare la reazione di coloro, privati e istituzioni, che possiedono Titoli del Tesoro o Buoni di Pdvsa. Provocare la creazione di una lobby che dall’interno degli stessi Stati Uniti, eserciti pressione per ottenere un allentamento alle sanzioni economiche imposte dal presidente Trump ed eviti che ce ne possano essere altre.

Il debito estero è la spada di Damocle che pende sul Governo. Non si sa fino a quando il presidente Maduro riuscirà ad evitare il “default”. L’aumento del prezzo del greggio, il Brent per prima volta dal 2015 ha toccato i 62,4 dollari, è contrastato dalla riduzione preoccupante della produzione. La carenza di manutenzione e la mancanza di un’opportuna strategia di ammodernamento dell’infrastruttura sono parte della crisi del paese e dell’Holding petrolifera. E’ probabile che quest’anno, nonostante tutto e sacrificando il benessere dei cittadini, il governo riesca ad evitare il “default”. Ma, senza un vero cambio di direzione economica, il problema sarà solo rimandato. I “miracoli” non si ripetono all’infinito.

Mauro Bafile

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