Centrodestra verso programma comune, Salvini stoppa Ap

Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, con Gianfranco Miccichè (S), Vittorio Sgarbi (2D) e Gaetano Armao (D) . ANSA/FRANCO LANNINO
Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, con Gianfranco Miccichè (S), Vittorio Sgarbi (2D) e Gaetano Armao (D). ANSA/FRANCO LANNINO

 

 

ROMA. – Rafforzato dal successo siciliano, il centrodestra avanza spedito verso la stesura di un programma comune e, sentendo odor di vittoria anche alle politiche, lavora per sminare la strada dai possibili punti critici, dalla sfida per la leadership, ai veti sui cespugli centristi, sino alla scelta finale sui candidati da presentare nei singoli collegi. Confortati dai sondaggi che li danno in testa rispetto al M5s e al centrosinistra, tuttora profondamente diviso, i vari leader di quella che fu la Cdl mettono la sfida sul candidato premier in secondo piano.

Salvini, prima, e l’azzurro Paolo Romani, poi, ribadiscono che sarà la forza che prende più voti a esprimere la personalità che, in caso di vittoria, guiderà il governo. Un clima di concordia segnato dalla posizione dialogante da parte dell’ala dura, impersonata da Salvini, nei confronti della cosiddetta ‘gamba centrista’.

“Non ho problemi – assicura – verso una quarta, quinta gamba, basta che condividano il programma”. L’unico veto, il leader leghista lo mette sul leader di Ap: “Non andrò mai al governo con Alfano, uno che ha fatto il ministro con la sinistra. Ci ha già fregato una volta, non ci frega più”.

Ma ammonisce il Cavaliere chiedendogli di avere più rispetto verso gli elettori grillini: “Non è vero che sono fannulloni e scioperati, ma non sanno governare. Non chiederò mai – aggiunge Salvini – il sostegno di Matteo Renzi, ma se in Parlamento mi dovesse servire un voto in più per cancellare la legge Fornero, sono pronto a chiederlo a Grillo”.

Cenni di feeling tra Lega e 5 stelle che non impensieriscono minimamente Forza Italia. “Siamo convinti di vincere. Le varie ipotesi B, tra cui quella di un’intesa tra loro – sintetizza l’azzurro Renato Brunetta – non esiste: lo dicono i numeri. Tutti i sondaggi ci danno attorno al 40% e se il nuovo partito di Grasso e D’Alema, con il suo dieci percento, presenta in ogni collegio i suoi candidati anti-Pd, il centrodestra unito è sicuro di ottenere la maggioranza”.

Anche Giovanni Toti, potente governatore della Liguria, esorcizza ogni ipotesi di larghe intese Fi-Pd o accordi tra Grillo e Lega: “Si tratta di due obbrobri politici ugualmente dannosi al bene del Paese, inutili – sancisce Toti – a risolvere i problemi dei cittadini”. Del resto, persino il capogruppo della Lega alla Camera Massimiliano Fedriga, sembra molto scettico rispetto a uno scenario simile: “Alle politiche la competizione sarà tra centrodestra e 5 Stelle, allo stato attuale questo mi sembra un dato incontrovertibile”.

Al lavoro quindi sul programma, la cui definizione, secondo Renato Brunetta “è un dovere etico”. “La legge elettorale non lo prevede – sottolinea l’ex ministro – ma credo che debba essere costruito dalla coalizione di centrodestra in modo chiaro ed equilibrato. Nessuno ci obbliga. Ma farlo è un dovere di chiarezza nei confronti degli elettori”.

(di Marcello Campo/ANSA)

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