Il Papa blocca la vendita di sigarette in Vaticano

Pubblicato il 09 novembre 2017 da ansa

Dal film The young pope

CITTA’ DEL VATICANO. – Stop alla vendita di sigarette in Vaticano: la decisione, in un certo senso storica, è stata presa da Papa Francesco in prima persona. I guadagni sul fumo non possono essere più accettati dalla Santa Sede, considerato il rischio per la salute. Papa Francesco “ha deciso che il Vaticano terminerà la vendita di sigarette ai propri dipendenti a partire dal 2018”, ha comunicato il direttore della sala stampa vaticana Greg Burke.

“Il motivo – ha aggiunto – è molto semplice: la Santa Sede non può contribuire ad un esercizio che danneggia chiaramente la salute delle persone. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità – ha ricordato Burke – ogni anno il fumo è la causa di oltre sette milioni di morti in tutto il mondo. Nonostante le sigarette vendute ai dipendenti e pensionati del Vaticano ad un prezzo scontato siano fonte di reddito per la Santa Sede, nessun profitto può essere legittimo – ha sottolineato il direttore della sala stampa vaticana riportando la volontà del Papa – se mette a rischio la vita delle persone”.

Una decisione in linea con il pontificato di Bergoglio, che vuole coerenza a partire dalla vita, e in questo caso dal commercio, che si svolge all’interno delle Mura Leonine. E pensare che solo un secolo e mezzo fa un altro Papa, Pio IX, avviò i lavori per una fabbrica del settore, la Manifattura Pontificia dei Tabacchi. La lavorazione del tabacco era dislocata in vari siti, fino a quando nel 1860 Papa Pio IX decise appunto di far realizzare a Roma un unico, imponente edificio che si trova nell’attuale piazza Mastai.

All’epoca un sito di fatto fuori città dove c’erano solo orti; ma era vicina al porto fluviale di Ripa Grande, dove arrivavano i carichi di tabacco provenienti da oltreoceano. Lo stesso Papa visitò la fabbrica nel 1869. Secondo alcuni storici il tabacco era arrivato a Roma nel 1500 grazie al cardinale Prospero Publicola che era stato Nunzio in Portogallo e lì aveva conosciuto l’inventore, il francese Jean Nicot.

Ma all’epoca il tabacco era considerato salutare, quasi un medicamento e si diffuse rapidamente. C’è stato anche un periodo invece in cui la Chiesa, in particolare l’Inquisizione, lo aveva messo al bando. E’ quanto si legge nel “De iudice Sanctae Inquisitionis opusculum” di Giovanni Battista Neri. Un’opera che dedica un apposito paragrafo a stabilire se sia peccaminoso o meno per un prete fare uso di tabacco in Chiesa, in qualsiasi forma. Oggi può sembrare strano, ma in effetti l’uso del tabacco è stato nei secoli passati diffuso anche nei luoghi sacri.

(di Manuela Tulli/ANSA)

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