Effetto crisi, 60% piccoli commercianti chiusi

Pubblicato il 09 novembre 2017 da redazione

Maria Carolina Uzcategui: “Su dieci negozi che erano aperti cinque anni fa, soltanto quattro rimangono aperti”

Maria Carolina Uzcategui: “Su dieci negozi che erano aperti cinque anni fa, soltanto quattro rimangono aperti”

CARACAS. – Gli effetti della severa crisi economica del paese sono sempre più evidenti. Consecomercio calcola che ben il 60% dei piccoli commercianti ha dovuto chiudere i battenti negli ultimi cinque anni.

La presidente del Consiglio Nazionale del Commercio e dei Servizi del Venezuela, Maria Carolina Uzcategui, ha informato che su dieci negozi che erano aperti cinque anni fa, soltanto quattro rimangono aperti.”

Secondo la Uzcategui il settore privato va avanti a fatica e i piccoli commercianti non ce la fanno a pagare gli stipendi dei loro dipendenti, perciò preferiscono cessare l’attività.

– Quest’anno è stata particolarmente dura -ha detto Uzcategui alla stampa- le proteste accadute tra aprile e luglio hanno inciso sull’andamento normale dei negozi. Ma la situazione era delicata già da prima. Durante gli ultimi tre anni, la caduta del prodotto interno lordo ha superato il 25% soltanto nel settore del commercio, ha aggiunto.

Alla recessione del commercio incide, purtroppo, anche la perdita del potere d’acquisto della gente che non spende in beni non strettamente necessari.

Il 2018 si prevede nero

La presidente di Consecomercio crede che il 2018 sarà un anno molto difficile. Siamo in una situazione critica non soltanto per la mancanza di prodotti ma anche perché la popolazione non può spendere, ha ribadito.

I commercianti venezuelani non hanno ricevuto valuta estera negli ultimi due mesi. Nulla attraverso il sistema Dicom della Banca Centrale del Venezuela. Perciò hanno dovuto rivolgersi al mercato nero.

Quindi, una soluzione forzata per chi vuol tenere le porte aperte ma che rincara i prezzi in modo esorbitante.

Uzcategui ha ribadito che oggigiorno tutto ciò quanto si importa si fa secondo il valore del “dollaro parallelo” un dollaro cambiante giorno per giorno e costantemente al rialzo. E questo, senza dubbio, incide sui prezzi dei prodotti e dei servizi, stando alle parole della rappresentante dei commercianti.

Colpa della guerra economica

I prezzi si sparano e il salario della maggior parte della gente si dilegua nel nulla.  Il paese attraversa la sua peggior crisi economica. Una crisi approfondita dalla caduta dei prezzi del petrolio dal 2014, ma non solo.

Altri fattori incidono. I beni di prima necessità scarseggiano ed imprenditori e commercianti assicurano che la scarsità si deve alla caduta della produzione nazionale e alle mille limitanti per ottenere valuta estera ad un cambio equo. È lo stato che detiene il monopolio della vendita di valuta ed è lo stato che la regola e distribuisce.

Lo stesso stato che è quasi in bancarotta ma che insiste che la crisi è colpa della “guerra economica” portata avanti dagli Usa, l’opposizione e gli imprenditori del settore privato.

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