Allarme Italia, per i Mondiali serve la rimonta a Milano

(ANSA/AP Photo/Frank Augstein)
(ANSA/AP Photo/Frank Augstein)

STOCCOLMA. – Russia 2018 non è stata mai così lontana per l’Italia di Ventura. Sconfitti per un autogol di de Rossi dai modesti ma determinatissimi svedesi nell’andata dello spareggio mondiale a Stoccolma, gli azzurri sono chiamati alla rimonta tra tre giorni a Milano.

La via che porta al mondiale dunque passa per lo stadio dove l’Italia non perde mai, ma stavolta servirà a tutti i costi un successo e anche ampio, perché l’1-0 colto stasera dagli svedesi è risultato preziosissimo e obbliga gli avversari alla rincorsa in apnea.

Eppure la differenza di valori tecnici in campo è apparsa quella che ci si aspettava: ma gli errori individuali e di approccio all’impegno, sommati alle scelte discutibili del commissario tecnico hanno portato la situazione sull’orlo del baratro.

Ha subìto un solo tiro in porta, l’Italia: quello di Johansson finito in rete per il tocco fatale di De Rossi: ed ha anche colpito un palo a portiere battuto con Darmian. Ma è sembrata giocare con sufficienza, con lo sguardo all’orologio e la voglia di puntare su un pareggio che portasse in carrozza al match di San Siro.

Invece il dio del calcio spesso punisce la superbia: come altro chiamare la evidente intenzione di gestire la palla senza cercare l’affondo dei giocatori italiani? E la decisione di Ventura di mandare in campo un suo pupillo dalle tante doti ma dalle poche capacità aerobiche attuali come Belotti, reduce da un infortunio? E di aspettare tanto a sostituire il torinista e Verratti?

Superbia, o sottovalutazione di avversario e conseguenze: che poi è la stessa cosa. Fatto sta che per evitare la Caporetto della seconda eliminazione dello storia azzurra dai mondiali, a 60 anni dalla prima, serve ora una vittoria con almeno due reti realizzate.

Obiettivo non impossibile, ma neanche facilissimo. Eppure nonostante gli auspici svedesi (“apriamo la copertura dello stadio – spiegavano molto convinti i tifosi scandinavi all’ingresso del Friends Arena – così gli italiani non abituati al freddo surgelano”) la squadra di Ventura aveva cominciato la gara con discreta autorevolezza.

Il modulo era quello annunciato, il vecchio 3-5-2 con Belotti recuperato in fretta in attacco a fare coppia con Immobile causa infortunio di Zaza. La Svezia replicava con un 4-4-2 scolastico e impreziosito quasi esclusivamente dalle giocate del talentino del Lipsia Forsberg.

Le annunciate (da loro) provocazioni svedesi ai diffidati italiani, ovvero Verratti, Chiellini, Parolo e Immobile, in prospettiva gara di ritorno, si concretizzavano subito in una gomitata di Toivonen, a Bonucci. Piuttosto il terreno di gioco impressionava negativamente e condizionava al ribasso il controllo della palla: conseguenza inevitabile di un immenso karaoke svoltosi sul campo del Friends Arena qualche giorno fa.

Ne veniva inevitabilmente penalizzata la squadra di Ventura, più tecnica, che comunque faceva a lungo possesso palla e si regalava l’occasione migliore della prima metà gara. Al 6′ infatti Darmian dalla sinistra indovinava un cross perfetto per Belotti, che in sospensione colpiva di testa: palla fuori di pochissimo.

Il guizzo in elevazione si rivelava lo spunto migliore del torinista, che si andava progressivamente spegnendo: anche perché De Rossi e compagni, nella logica della sfida su 180′, cercavano sopratutto la gestione dell’incontro, il giropalla: senza affondare con convinzione in avanti.

E la Svezia? Qualche folata buona per eccitare un pubblico di poche pretese, un bel tiro di destro di Toivonen a lato e poco altro. Piuttosto faceva male agli azzurri l’autolesionistica scelta di Verratti di scalciare un avversario sotto gli occhi dell’arbitro: con ineluttabile ammonizione che gli precluderà il ritorno al Meazza.

Nella ripresa partiva più determinata l’Italia: al 2′ un cross di Candreva mandava in confusione la difesa avversaria attraversando lo specchio della porta senza una deviazione. E un minuto dopo l’interista di destro dal limite dell’area costringeva Olsen alla parata in tuffo. All’8′ un’incursione di Parolo costringeva all’uscita Olsen.

Poi tutto precipitava per gli azzurri: perché al 16′ dopo che una serie di interventi scorretti degli svedesi aveva avvelenato il clima, su un rinvio di testa di Chiellini, Johansson, subentrato a Ekdal, calciava da fuori area: De Rossi deviava mandando in rete. Gol scandinavo, al primo (e unico) tiro nello specchio della porta di Buffon.

Ventura ribatteva mandando in campo il talismano Eder, che all’Europeo punì Ibrahimovic e i suoi. Darmian colpiva un palo clamoroso al 25′, poi sul tocco di Immobile la palla finiva nelle braccia del portiere: quasi una maledizione. Il ct sostituiva allora il grigio Verratti con Insigne. Inutile, come il forcing finale azzurro.

(dell’inviato Piercarlo Presutti/ANSA)

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