Pirozzi in scena divide il centrodestra: “Corro anche solo”

Il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, durante la presentazione del suo libro "La scossa dello scarpone. Anatomia di una passione sociale". ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, durante la presentazione del suo libro “La scossa dello scarpone. Anatomia di una passione sociale”.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

 

 

ROMA. – Un ‘mister’ in panchina c’è, è la squadra che manca. Se l’intenzione di Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice e allenatore di calcio, era quella di prendere in contropiede il centrodestra annunciando la sua candidatura a presidente della Regione Lazio, la palla sembra essere andata in porta.

“Io ci sono. Voi decidete cosa fare, ma non ho paura ad andare da solo” il messaggio del ‘sindaco dello scarpone’. Reazioni: scetticismi in casa Fdi, che pure è il partito del neocandidato, entusiasmi leghisti, e il veto di FI. Che da una parte è poco propensa a far sfondare un candidato filo-Carroccio così a sud del Po, dall’altra è decisa a esprimere – dopo il trionfo meloniano di Nello Musumeci in Sicilia e la Lombardia difficile da contendere a Roberto Maroni – il nome per strappare la poltrona al Pd Nicola Zingaretti.

Berlusconi intanto è a Roma ed era filtrata la notizia che il Cavaliere avrebbe incontrato a pranzo Giorgia Meloni proprio per discutere della candidatura laziale. Il pranzo, si fa notare in ambienti di FI, doveva restare riservato e l’uscita della notizia a riguardo avrebbe irritato non poco non solo Fdi ma anche la Lega.

“Lo so. Io ho altri impegni, ci rivedremo più avanti”, spiega Matteo Salvini. Mentre Meloni smentisce: “Non era fissato un pranzo, ci deve essere stata qualche incomprensione. Ci vedremo nei prossimi giorni ma penso che bisogna fare, come si è sempre detto, un incontro a tre per definire tutto quanto insieme”.

Si decide di far precedere il vertice dei leader da una riunione tecnica in cui gli sherpa metteranno sul piatto i loro nomi: se Salvini dovrebbe lasciare la sua “fiche” su Pirozzi, in casa Meloni circola da mesi l’ipotesi Fabio Rampelli, mentre i forzisti sembrerebbero più propensi a una candidatura d’area: ricorrono i nomi dei giornalisti tv Nicola Porro e Paolo Liguori.

Pirozzi, da parte sua, ostenta sicurezza e osserva la scena: “Io sono corretto, li ho avvertiti prima non entro nelle diatribe. Non mi ci vedo che vado a trattare. Non voglio fare litigare nessuno” sogghigna, mentre lavora alla costruzione del suo profilo elettorale: la sua sarà “una lista di sindaci e professionisti” e se alla fine ci “metterà la faccia” non accetterà “impresentabili”.

Da una parte, poi, strizza l’occhio alla Lega, dicendosi a favore di un “federalismo solidale”, dall’altra invece attacca la candidata M5s Roberta Lombardi, che l’aveva accusato di incoerenza: “La ragazza è nervosa, non so chi sia, non so quante volte si sia sporcata le scarpe”. “Toni arroganti – la replica della ‘faraona’ – le sue prime parole sono contro di me, non per il Lazio”.

I voti dovrà contenderli, probabilmente, più a lei che al centrosinistra, per cui preme sul pedale della post-politica (“Quando stai sul campo non decidi le tue azioni rispetto a una bandiera, io mi sento più vicino alla gente”) ma si presenta anche come un navigato amministratore (“oggi tanti si improvvisano, io lo faccio da 22 anni”). Mercoledì prossimo la presentazione ufficiale alla stampa della candidatura.

(di Gabriele Santoro/ANSA)

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