Gentiloni: “La manovra resti snella, non sprecare la crescita”

Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, insieme ai Ministri Carlo Calenda e Gian Luca Galletti.
Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, insieme al Ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e al Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti.

ROMA. – Respingere l’assalto alla diligenza: il premier Paolo Gentiloni lancia un altolà ai partiti, anche a quelli di maggioranza, e il giorno dopo la presentazione di 4mila emendamenti alla legge di bilancio invita a non disperdere le poche risorse a disposizione in mille “segnali di fumo” e a darsi “una calmata”. La manovra resti “snella e mirata – ammonisce – su alcuni asset fondamentali che Parlamento e Governo devono indicare”.

La crescita, aggiunge, non va sprecata; poi certo, “bisogna distribuire meglio i suoi frutti”, dice il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che sottolinea come la crescita si stia avvicinando ai livelli pre crisi. D’altro canto, che il tesoretto per finanziare nuovi interventi non sia particolarmente consistente è noto; dunque occorrerà fare delle scelte che però, è la tesi condivisa da molti parlamentari, saranno definite solo quando il quadro delle alleanze in vista delle elezioni politiche sarà chiaro.

Pensioni a parte, su cui governo e parti sociali stanno tenendo aperto un confronto, non è dunque ancora stato individuato quale capitolo rafforzare: se quello del welfare familiare con il bonus bebè, come chiedono emendamenti di Alternativa popolare e del Pd, o se quello sanitario attraverso una riduzione del superticket.

A favore si è speso il viceministro all’Economia Enrico Morando e la misura è un cavallo di battaglia degli ex Dem di Mdp ma non è detto, viene sottolineato da fonti anche da fonti ministeriali, che alla fine sia possibile metterci mano. Una novità che sembra invece destinata con sicurezza a entrare nella legge di bilancio è la norma relativa alla web tax, che fa a rafforzare quanto già anticipato con la manovrina della primavera scorsa.

La proposta, come si sa, viaggia su due strade: da una parte prevede una stretta sui criteri di stabile organizzazione e dall’altra introduce un’imposta forfettaria del 6% dei ricavi sulle transazioni digitali. La scelta di tassare le transazioni secondo i più favorevoli è destinata a far incassare molte risorse (anche se le quantificazioni ufficiali non ci sono e il range ancora oscilla parecchio); secondo i più dubbiosi invece rischia di essere un boomerang per le imprese italiane già in regola. Non manca poi anche chi, come il senatore di Fi Maurizio Gasparri, si dice pronto a rilanciare accusando la “sinistra di essere subalterna ai giganti del web”.

In attesa che la legge di bilancio entri nel vivo alla fine della prossima settimana, da lunedì il Senato sarà impegnato con il decreto fiscale: sul tavolo innanzitutto l’ipotesi della nuova sanatoria che consentirebbe di non pagare sanzioni anche nel caso in cui il fisco abbia accertato mancati versamenti delle tasse. Una misura ancora allo studio a causa di valutazioni discordanti sulla sua efficacia.

Appare invece più certa l’approvazione degli emendamenti per il risarcimento dei risparmiatori delle banche venete grazie a “300 milioni in tre anni”, come spiega la senatrice Pd Laura Puppato, e contro le bollette a 28 giorni: in questo caso, la formulazione definitiva ancora non c’è ma dovrebbe prevedere fatturazioni “mensili o multipli di mensili”, lasciando però fuori alcune categorie “occasionali”.

Più in salita invece la possibilità di ritoccare le norme sul golden power: al momento il governo non ha presentato alcuna proposta di modifica e i tempi – si fa notare – iniziano a stringere. Concessioni autostradali, concessioni demaniali per le spiagge di alberghi e resort, ritocchi sui meccanismi di formazione dei prezzi dei tabacchi, il sistema dei giochi e fatturazioni Iva sono altri capitoli aperti e che dovranno essere affrontati prima dell’approdo in Aula del decreto legge previsto per metà settimana.

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