Abbondare

 

“Aònna comm’aònn’o mare”. (Trad.: Abbonda come abbonda il mare).

A prim’acchito la parola napoletana “aunnàre” sembrerebbe – almeno sul piano semantico – non avere nessun riscontro nella lingua italiana. Perciò – sembrerebbe – una spiegazione dovrebbe essere trovata all’interno della stessa lingua napoletana.

La formula augurale con la similitudine del mare (“Puozz’aunnàre comm’aònn’o mare!” . (Trad.: Che tu possa abbondare proprio come abbonda il mare) è una metafora pregnante, anche se in certo qual modo anche ridondante. Nella prima parte è richiamato il movimento delle onde, poi nel secondo termine della similitudine si precisa che quest’attività di creare onda su onda (“aunnàre”) è peculiare del mare.

Non so esattamente quale possa essere oggi la portata semantica di questa parola secondo lo standard linguistico della parlata napoletana contemporanea. Cioè qual è il significato pieno che la maggior parte dei parlanti attribuisca a questa parola. Per quanto usata solo da una ristretta area di parlanti. Senza trascurare, inoltre, che molto spesso chi la utilizza è portato ad includere tra i suoi tratti semantici quello del raccogliere, dell’accumulare (anche per l’assonanza col termine “aunàre”, (it.: adunare); rinforzato dall’idea della frequenza, suggerita a sua volta dal movimento delle onde che si susseguono e si sovrappongono.

La metafora, allora, mirerebbe a cogliere i due elementi più caratteristici della natura del mare: vastità e movimento. E l’augurio sarebbe – mutatis mutandis – di sperimentare una condizione di prosperità nel benessere (“Onda su onda …” cantava Bruno Lauzi) .

Ma nel tempo, come per tante altre cose, anche nei confronti con il mare abbiamo modificato il nostro rapporto. Con la progressiva evoluzione economica della società, ivi comprese quelle comunità costiere che nel mare trovavano sostentamento e ragioni di vita, ormai sperimentiamo una nuova e diversa percezione. Esso, non più sorgente di vita e fonte di sussistenza, oggi, è divenuto il luogo dei traffici non sempre leciti, e viene percepito piuttosto come causa di pericolo (devastazione, inquinamento) e solo marginalmente come occasione di piacere (vacanze).

Per cui il senso dell’espressione augurale molto probabilmente è falsato dalla modificazione connotativa della parola mare, dovuta alla diversa esperienza del mare, conseguenza delle mutate condizioni socio-economiche e culturali. In effetti, è cambiato il nostro rapporto col mare. E se permane ancora una residua valenza poetica nell’immagine che abbiamo del mare, questa si caratterizza come meno fantasiosa e sentimentale, e sempre più realistica e commerciale, alquanto triste nella sua crudezza.

Se però andiamo ad analizzare la struttura morfo-semantica della parola aunnare, vediamo che essa è proprio il calco della forma italiana “abbondare”. E com’è evidente anche nella lingua italiana, essa ha perduto il rimando semantico all’onda, che resta radice morfologica della parola. Sicché l’onda appare lontanissima (sul piano semantico) dalla parola abbondare. Certamente più lontana di quanto non lo sia dall’aunnare del napoletano.

Infatti, chi andrebbe a pensare che “abbondare” sia collegata alla parola onda o onde ?

Ab unda”: a partire dall’onda, dalla parte dell’onda. Che ci viene con l’onda.

“Abbondare come abbonda il mare”, quindi, è l’augurio di accrescere e migliorare le proprie condizioni di vita morali e materiali.

Però il napoletano: Aunnà comm’aonna u mare sembra più pertinente e più pregnante di significato.

Luigi Casale


P.S. Da un diverso ètimo viene la parola “auguri”, ed è il verbo latino “augeo” (faccio crescere, aumento), da cui derivano anche le parole “Augusto”, “aumento”, e “autore”. (A tal proposito vedi il lemma auguri, nella stessa rubrica).

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