Pensioni: governo, 7 misure per 300 milioni. Cgil: “Non basta”

Pubblicato il 13 novembre 2017 da ansa

Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, a margine dell’incontro decisivo sulle pensioni tra governo e sindacati a Palazzo Chigi.
ANSA/UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI/TIBERIO BARCHIELLI

ROMA. – Un pacchetto di misure per circa 300 milioni di euro in sette punti sulle pensioni: dallo stop dell’aumento a 67 anni dell’età, dal 2019, per 15 categorie di lavori gravosi già individuate ad un nuovo meccanismo di calcolo dell’aspettativa di vita per uno scatto più soft dal 2021.

Il governo, con il premier Paolo Gentiloni, conferma al tavolo ‘politico’ con i leader di Cgil, Cisl e Uil le proposte emerse dai tavoli tecnici e assicura il riutilizzo delle risorse non spese per l’Ape social e l’anticipo pensionistico per i lavoratori precoci nel sistema previdenziale. Ma le risposte sono ancora del tutto “insufficienti” per la Cgil, come dice a chiare lettere la segretaria generale Susanna Camusso.

Non mancano i distinguo all’interno del fronte sindacale: più possibilista si mostra, infatti, la Cisl, rilevando anche gli aspetti “positivi” sul tavolo. La verifica finale comunque si farà sabato 18, con un nuovo incontro fissato a Palazzo Chigi. “Credo sia stato fatto un buon lavoro, nelle condizioni date il Governo mette in campo un impegno finanziario importante. Ci sono le condizioni per dare un messaggio positivo al Paese, mi auguro che si possano concretizzare”, aveva premesso il premier Gentiloni aprendo il confronto.

Il meccanismo dell’adeguamento comunque non si tocca, conferma il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: “Abbiamo ribadito la convinzione del governo che il collegamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita è un pilastro del sistema previdenziale e va salvaguardato”.

Negativo il giudizio della Cgil: le risposte messe sul tavolo dall’esecutivo “dalla mia organizzazione sono giudicate ampiamente insufficienti” e “si riferiscono ad una platea assolutamente insufficiente”, afferma Camusso, rimarcando che “le distanze sono ancora molto significative e le proposte fatte oggi non delineano una facile soluzione” per la Cgil. Pronta eventualmente a valutare come proseguire la mobilitazione.

Per la leader della Cisl, Annamaria Furlan, invece, tra le proposte del governo “alcune sono molto buone rispetto al giudizio della mia organizzazione e coerenti, altre vanno corrette e precisate meglio, altre mancano”. Furlan sottolinea, in particolare, come aspetto che “per noi ha più significato” la possibilità delineata dal governo stesso che “alle 15 categorie” da esentare da quota 67, dopo il lavoro della commissione tecnico scientifica pronta a rilevare le diverse speranze di vita in base ai diversi lavori “se ne potranno aggiungere altre” ampliando così la platea.

“Bisogna allargare la platea”, insiste anche il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo, e “bisogna fare in modo che questa settimana maturino le risposte che abbiamo considerato un po’ insufficienti”.

I sindacati hanno chiesto al governo di mettere per iscritto, in maniera dettagliata, i testi e di rivedersi per una verifica complessiva, puntuale. Richiesta accolta dal governo: di qui il nuovo incontro messo in calendario per sabato mattina. Intanto, con il riesame delle domande per l’accesso all’Ape sociale e alla pensione anticipata per i precoci si va verso un aumento di quelle accolte dall’Inps: potrebbero essere accettate nel complesso oltre 46.000. Anche se l’Istituto precisa che il numero “sarà disponibile solo al termine dei riesami”.

Ad oggi, nella proposta del governo sulle categorie da esentare da quota 67 ci sono le 11 dell’Ape social (tra cui maestre, infermieri turnisti, macchinisti ed edili) più le 4 new entry dei braccianti, siderurgici, marittimi e pescatori, per un totale di 15-17 mila. Sui requisiti il governo ha aperto sulla possibilità di avere 30 anni di contributi (invece di 36 anni come per l’Ape social) e di avere svolto il lavoro gravoso almeno sette anni negli ultimi dieci come per gli usuranti (e non sei anni nell’arco di sette). Sul sistema di calcolo resta la proposta di rivederlo sulla base di una media biennale e non più di un scarto secco.

(di Barbara Marchegiani e Alessia Tagliacozzo/ANSA)

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