Pensioni, Cgil: “Risposte o mobilitazione”. Cisl: “Fare intesa”

ROMA. – A pochi giorni dall’incontro tra Governo e sindacati previsto per sabato per fare una verifica finale delle misure sulla previdenza emergono posizioni diverse tra Cgil, Cisl e Uil sullo stato del confronto con l’Esecutivo e sulle eventuali risposte di fronte a proposte considerate inadeguate.

Il Direttivo della Cgil ha considerato le proposte del Governo ” del tutto insufficienti” e ha dato mandato alla Segreteria in caso di mancanza di avanzamenti, di mettere in campo “iniziative di mobilitazione” per chiedere proposte coerenti con la piattaforma dei sindacati.

La Uil sospende la valutazione aspettando di vedere i testi del Governo sabato 18 ma si dice pronta a iniziative di mobilitazione nazionali e territoriali insieme a incontri istituzionali per sostenere la piattaforma unitaria.

Il comitato Esecutivo della Cisl punta sulle misure ottenute nel confronto e sottolinea la necessità di continuare il negoziato fino alla fine “senza disperdere i contenuti sino ad oggi realizzati”. In particolare la Cisl chiede di “non arrivare a scelte che rendano irrilevante la funzione sociale del sindacato” stigmatizzando in pratica la posizione della Cgil.

I nodi si scioglieranno sabato ma non sembra che dal fronte del Governo ci siano molti margini per cambiare le proposte fatte allargando la platea di coloro che potrebbero essere esclusi dall’innalzamento dell’età pensionabile nel 2019. I sindacati chiedono di non limitare lo stop per i lavori gravosi alle uscite per vecchiaia ma di tenere conto anche delle pensioni anticipate (bloccando l’aumento di 5 mesi che porterà i contributi necessari all’uscita anticipata rispetto all’età di vecchiaia per gli uomini a 43 anni e tre mesi).

La proposta del Governo – ha spiegato la Cgil – vale di fatto solo cinquemila uscite l’anno dato che i dipendenti privati che escono ogni anno con la pensione di vecchiaia sono circa 50.000 (dato Inps 2016). Su questo punto sembra non esserci alcuna disponibilità anche se il Governo non si pronuncia. “Sono monotono, non faccio nessuna dichiarazione sull’argomento”, ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, incalzato su questo tema.

C’è invece un’apertura del Governo, evidenziata dalla Cisl, a inserire altre categorie tra i lavori gravosi una volta che si esauriranno i lavori della Commissione tecnica che sarà insediata sull’argomento. Ma lo stop sull’innalzamento di cinque mesi riguarderanno solo le uscite per vecchiaia. Il Governo è intenzionato a destinare a queste misure circa 300 milioni.

Infine i sindacati chiedono che per chi fa attività gravose e potrà andare comunque in pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi nel 2019 non siano richiesti almeno 30 anni di contributi così come annunciato dall’Esecutivo. E’ inaccettabile, ha detto la Cgil, che siano richiesti in questo caso per la pensione di vecchiaia requisiti più alti di quelli ordinari (20 anni).

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