Italia anno zero: tutti gli errori. E ora è caccia al ct

Pubblicato il 14 novembre 2017 da ansa

Gianluigi Buffon e Andrea Belotti dopo l’eliminazione. (ANSA/AP Photo/Luca Bruno)

ROMA. – Italia anno zero: che negli annali del calcio azzurro sia destinato a esserci un prima e un dopo lo spareggio fallito per i mondiali del 2018 è scontato. Ma per parlare di rifondazione, tutti ora dicono che sarà necessario partire dagli errori: il primo, evidentemente, è stato, da parte della Figc, la scelta e la successiva gestione di Ventura.

Ma il problema non è certo solo il commissario tecnico. “Avevamo una malattia grave, l’abbiamo curata con la tachipirina…”, dice in via anonima uno dei dirigenti azzurri. Il primo biennio di Prandelli e la gestione Conte – così come i progressi europei della Juve – hanno nascosto i mali del calcio italiano.

Ora, sottolinea Sacchi, scaricare tutto su Ventura configura il rischio opposto, quello di un capro espiatorio che lavi la coscienza. Eppure dagli errori del ct, ufficialmente ancora in carica, bisogna partire per un breviario della crisi che sia anche vademecum per la rifondazione.

 

VENTURA: le mancate dimissioni indicano innanzitutto l’incapacità di comprendere la portata epocale dell’eliminazione, (non ha prezzo nè buonuscita che tenga), e non è una vicenda da gestire come un semplice esonero di club. Ha puntato sui giovani ma si è fatto ‘indicare’ il cambio tattico dai veterani dopo la Spagna. Ha rivendicato esperienza personale e identità di squadra, ma l’Italia non ha mai brillato, se non contro quelle nazionali un tempo definite “materasso”.

Sui singoli ha tante volte cambiato rotta: Insigne lo ha prima lasciato perplesso, poi convinto in funzione modulo 4-2-4, infine è rimasto ai margini. Jorginho, recuperato all’ultimo dopo diverse bocciature, è stato impiegato senza mai prove precedenti nella gara più importante, (e si è così definitivamente incrinato il feeling con De Rossi). Errori magari non decisivi ma indicativi. E nello spogliatoio di San Siro, dopo la disfatta, la scena raccontata da chi era presente era chiara: i giocatori da una parte, Ventura dall’altra. Più un ospite che un ct, per dirla con Cairo.

I GIOCATORI: l’immaturità di Verratti, i limiti tecnici di Darmian, gli eccessi di De Rossi ieri in panchina, il talento a intermittenza di Bernardeschi. E poi la mancanza di carattere a Stoccolma. Immobile e Insigne sono sembrati lontane copie dei giocatori brillanti in campionato: alcuni veterani dopo il disastro del 2014 lo sussurrarono, a troppi ragazzi manca personalità per imporsi a livello internazionale.

TAVECCHIO, IL DG UVA E LA FIGC: i centri tecnici federali, fiore all’occhiello dell’attuale gestione federale, sono sì diffusi sul territorio ma assai distanti dall’invocato modello tedesco. Offrono in pratica due ore di addestramento a settimana (gestite da tecnici dilettanti), e poco più. Se la scelta di Conte va a merito del presidente, quella di Ventura è sua responsabilità: a indicarlo fu Lippi, che doveva diventare dt e invece fu escluso da una norma, ripescata inopinatamente, tanto da sembrare un’operazione per silurare il ct campione del mondo 2006, sull’incompatibilità col figlio procuratore. Di fatto, parole del presidente a parte, Ventura è rimasto solo. E in contrasto con Ulivieri.

IL MOVIMENTO: gli ultimi due Mondiali sono stati un disastro, tra U.17 e U.21 non si vince dal 2004. La crisi arriva da lontano. Un bambino del settore giovanile spagnolo tocca il pallone per 3 minuti a partita, un italiano per meno di uno. Tavecchio ha da sempre un progetto, la serie A a 18 squadre per aumentare la competitività del campionato. Ma i veti della Lega bloccano ogni cambiamento. L’idea di squadre B per dare spazio ai giovani si è rinvigorita con il nuovo asse Tavecchio-Agnelli. Ma è tutto bloccato.

IL NUOVO CT: cambiare rotta a brevissimo è impossibile, serve un tecnico in grado di dare l’impronta. Ancelotti è bravissimo, assicura Sacchi, ma ammesso che decida di dire no a lusinghe e soldi di tanti club “bisognerà supportarlo”. Conte è il sogno, c’è il vincolo economico della clausola Chelsea. Mancini aspetta. Allegri sarebbe perfetto, ma solo se la Juve dovesse chiudere il suo ciclo. Per l’immediato, facendo di necessità virtù, Di Biagio traghettatore non è da escludere

I GIOVANI: Buffon, Barzagli e De Rossi hanno detto addio, Chiellini forse. Sui giovani di oggi bisogna lavorare, per una crescita di spessore: Donnarumma, Perin, Conti, Spinazzola, Caldara, Romagnoli, Rugani, Zappacosta, Verratti, Pellegrini, Benassi, Belotti, Immobile, Insigne, Chiesa, Berardi. Ma la crisi è così profonda che c’è da guardare oltre. Un nome su tutti: Pietro Pellegri, per molti un predestinato. Sta al calcio italiano farne il primo campione vero dell’anno zero.

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