Povertà, Caritas: “Allarme giovani, stanno peggio dei genitori”

Pubblicato il 17 novembre 2017 da ansa

 

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Allarme giovani, stanno peggio dei genitori.

ROMA. – In Italia i figli stanno peggio dei genitori, i nipoti peggio dei nonni: è una povertà che cresce al diminuire dell’età quella che colpisce il nostro Paese. I capifamiglia under 34 sono sempre più in difficoltà, i tassi di disoccupazione giovanile (37,8% nel 2016) sono tra i più alti d’Europa (18,7%), l’ascensore sociale è bloccato e si registra un record di Neet (26%).

L’anno scorso 205.090 persone si sono rivolte ai Centri di ascolto in rete (Cda) della Caritas: tra questi il 22,7% ha meno di 34 anni. E’ l’allarme che lancia il Rapporto su povertà giovanile ed esclusione sociale 2017 “Futuro anteriore”, presentato oggi a Roma dalla Caritas italiana.

“Per contrastare questa situazione è necessario un impegno che richiede il contributo di tutti, a partire dalle istituzioni e dal ruolo insostituibile svolto dalla Caritas e da tutto il mondo dell’associazionismo e dal volontariato” ha commentato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ricordando che dal primo dicembre sarà possibile presentare ai Comuni le domande per il Reddito di inclusione, il primo strumento permanente messo in campo nel nostro Paese per contrastare la povertà.

SITUAZIONE GIOVANI PIU’ CRITICA DI ANZIANI

Da 5 anni è “più allarmante di quella vissuta un decennio fa dagli over 65”. Nel nostro paese – ricorda il Rapporto – un giovane su dieci vive in uno stato di povertà assoluta; nel 2007 appena uno su 50. Al contrario, diminuiscono i poveri tra gli over 65 (da 4,8% a 3,9%). Dal 1995 il divario di ricchezza tra giovani e anziani si è ampliato: la ricchezza media delle famiglie con capofamiglia di 18-34 anni è meno della metà, mentre quella delle famiglie con capofamiglia con almeno 65 anni è aumentata di circa il 60%.

OLTRE 200MILA ALLA CARITAS, 42,8% ITALIANI

La maggior parte ha chiesto aiuto ai Centri di aiuto del Nord (46%), dove vivono più stranieri, il 33,7% nel Centro, il 20,2% al Sud. Il 43,8% è nuovo utente. L’età media è di 43,6 anni, il 64,4% è disoccupato. C’è una una sostanziale parità tra uomini (49,2%) e donne (50,8%). Prevalgono le famiglie tradizionali con coniugi e figli (35,0%), seguite da quelle uni-personali (25,7%), in netto aumento rispetto al 2015. I senza dimora sono il 17,8% (in crescita rispetto al 2015): circa 26 mila persone. Il problema più frequente anche nel 2016 è la povertà economica (76,7%), seguita da problemi occupazionali (56,8%), abitativi (24,1%) e familiari (14,0%). Le richieste più frequenti riguardano beni e servizi materiali (60,6%), sussidi economici (25,7%) e richieste per lavoro (14,0%) o alloggio (7,7%).

PIU’ DI UN UTENTE SU 5 E’ UNDER 34

Ovvero il 10,7% degli italiani, il 31,5% degli stranieri. Tra gli italiani, la maggior parte è femmina (62,6%), del Mezzogiorno (39,1%), disoccupato (70,5%), con figli (60,6%) e con basso livello di istruzione (il 68,5% ha un titolo inferiore o uguale alla licenza media). Il 13,9% è senza dimora. Tra gli stranieri prevalgono i maschi (54,1%) e si rivolgono soprattutto ai Cda del Nord (52,2%); alta la quota di senza dimora (26,4%). Il 70,5% è disoccupato, il 69,2% è in regola con il permesso di soggiorno.

Il segretario della Cei, mons. Nunzio Galantino, commentando il Rapporto Caritas alla presentazione alla Stampa Estera a Roma ha detto che “sbaglieremmo noi se identificassimo i poveri soltanto con i clochard, con l’immigrato che sbarca sulle nostre coste. Dovremmo allargare un po’ lo sguardo alle tante donne prive di dignità.

C’è una povertà straordinaria e straordinariamente negativa, soprattutto oggi abbiamo bisogno di aprire il nostro sguardo, il nostro cuore alla povertà dei nostri giovani, una povertà non tanto fatta di mezzi materiali ma una povertà ancora più grossa cioè quella di non poter progettare il proprio futuro e crearsi delle alternative a una vita di dipendenza”.

Galantino ha anche osservato come l’Italia si trovi dietro a molti Paesi europei nelle classifiche sulla crescita economica. “I dati che abbiamo noi dal nostro rapporto ci dicono che la nostra situazione non è di quelle buone non siamo nell’alta classifica per aver superato il problema della povertà, anzi”.

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