ISDA: Pdvsa in situazione di default

Pubblicato il 17 novembre 2017 da redazione

L’Associazione Internazionale di Swaps e Derivati ha dichiarato la statale petrolifera in situazione di default

L’Associazione Internazionale di Swaps e Derivati ha dichiarato la statale petrolifera in situazione di default

CARACAS. – L’associazione Internazionale di Swaps e Derivati, riunita a NY per la quarta volta – sull’insolvenza nel pagamento dei bond venezuelani -,  ha deciso di dichiarare la statale del petrolio in default. Quattordici dei quindici membri hanno votato a favore e uno, J.P.Morgan, contro.

La decisione di Isda avvia il pagamento delle assicurazioni sul debito ai detentori delle obbligazioni venezuelane. I dettagli su come saldare i Cds (Credit Default Swaps) si sapranno lunedì. I Cds sono strumenti finanziari che permettono di proteggersi dai debiti non pagati.

Quindi, l’ombra del default sul paese non è sparita. Ma l’Isda ha preso la decisione basandosi su eventi creditizi. “L’evento creditizio”, secondo l’analista Alejandro Guilarte di Rendivalores, “sarebbe un termine più elegante di “default” e si assegna quando un debitore non compie tutte le clausole del contratto con il creditore, ma non esclude il saldo.

Comunque – continua Guilarte – dal momento che si accorda una riunione per affrontare il pagamento dei Cds, si sta riconoscendo che c’è stato un default.

Gli eventi creditizi

Guilarte pensa che con il criterio di “evento creditizio” per Pdvsa, invece di default, si cerca di non allarmare i mercati e si lascia una porta aperta per possibili negoziati sul debito. Anche per non cadere in un embargo.

Quattordici dei quindici membri di Isda hanno dichiarato l’insolvenza per il ritardo nel pagamento del bond 2017, le cedole del bond e il bond 2027.

E a questi tre eventi, se ne aggiunge un altro: il ritardo nel pagamento delle cedole delle obbligazioni Venezuela 2019 e Venezuela 2024. In questo caso, tutti i quindici membri del comitato hanno votato a favore.

L’opinione di Angel Alvarado

Tuttavia, l’economista e deputato all’Assemblea Nazionale Ángel Alvarado,  non esclude che il  paese passi per una situazione di embargo se si arriva al default totale.

“I detentori delle obbligazioni si possono organizzare per confiscare il petrolio, specialmente nel caso dei debiti di Pdvsa. Se questo accadesse, la situazione del paese peggiorerebbe per la minaccia di rimanere senza flusso di cassa.”

Alvarado aggiunge che il debito venezuelano è uno dei più grandi e complicati del mondo appunto perché include la statale petrolifera. “Non è come il debito di altri paesi che non li porta al fallimento perché seguendo un ordine preciso, possono risollevarsi.”

Un debito complicato

A questo riguardo, gli analisti della situazione venezuelana coincidono nel definirla molto complicata, forse molti di più di situazioni simili per altre nazioni.

L’economista Maxim Ross assicura che il governo venezuelano fa di tutto per saldare il debito estero a scapito, però, dei bisogni interni del paese, come il  cibo e le medicine.

A questa difficoltà, Ross aggiunge il problema del rifinanziamento o ristrutturazione del debito estero. L’economista crede che “nell’ambito mondiale questo tipo di negoziato è il più complicato, addirittura di più di quanto lo è per Grecia e Romania, perché ci sono fattori finanziari, politici ed internazionali che bisogna affrontare.”

Il caso venezuelano è complicato anche perché ci sono difficoltà legate al disordine amministrativo e burocratico di un governo che non dispone di valuta estera. Inoltre, Ross ricorda che gli accordi finanziari dovrebbero, per legge, essere approvati dalla legittima Assemblea Nazionale, prassi che il governo non fa.

E non si dimentichino le sanzioni degli Stati Uniti, Canada e la Ue. Ma l’economista ha specificato che le sanzioni americane che coinvolgono la detenzione di bond venezuelani, non si riferiscono all’acquisizione di nuovo debito. Perciò non impediscono il cambio di un titolo per un altro.

Finalmente, Ross pensa che il pagamento del debito sovrano di 85.000 miliardi di dollari è prioritario anche perché implica sborsare 13 miliardi di dollari in capitale ed interessi nel 2018. Proprio nel bel mezzo di un anno elettorale.

L’opinione di Alejandro Grisanti

L’opinione di Alejandro Grisanti non è molto diversa da quella di Ross. Il direttore di Ecoanalítica sostiene che il debito venezuelano totale è complicato per via delle quote di pagamento, modi e tempi di come devono essere saldate.

Difficile ristrutturare il debito, secondo Grisanti “sono quasi 150 miliardi di dollari distribuiti in buoni, buoni bilaterali, debito con garanzia e senza garanzia, e debito con condizioni differenti, uno scenario complicato.”

Per Grisanti il modello economico che segue il governo ha lasciato il paese nella rovina.

“Se Pdvsa avesse prodotto gli 800.000 barili di grezzo che produceva in passato, il Venezuela avrebbe avuto 15 miliardi di dollari in più nel 2017, sufficienti per pagare il debito estero.”

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