Pensioni: governo e sindacati alla stretta finale. Proroga Ape social

Una manifestazione di pensionati con la scritta PENSIONI
Il taglio delle pensioni da quattromila euro vale fino a un miliardo
Pensioni
Pensioni: pressing sindacati

 


ROMA. – Tra la platea degli esentati da quota 67 ed un nuovo meccanismo di calcolo della speranza di vita si gioca la partita finale sulle pensioni tra governo e sindacati per tentare la via di un accordo, che al momento sembra ancora difficile, sullo stop dell’aumento dell’età pensionabile dal 2019 per almeno alcune categorie di lavoratori subito.

Sul tavolo potrebbe arrivare la proroga dell’Ape social per il 2019, l’anticipo pensionistico a carico dello Stato ad oggi previsto fino a fine 2018 e per chi ha 63 anni. Senza risposte coerenti, la Cgil si dice già pronta alla mobilitazione. L’appuntamento è a Palazzo Chigi tra il premier Paolo Gentiloni ed i ministri dell’Economia e del Lavoro, Pier Carlo Padoan e Giuliano Poletti, con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

Camusso avverte che se il governo “si ripresenta con le ipotesi dell’altro giorno, le distanze sono molto significative e la mobilitazione sarà inevitabile, con quali forme e modalità lo decideremo dopo l’incontro”. Una data “possibile” ci sarebbe già, sabato 2 dicembre, per scendere in piazza: “perché se non ci sono risposte dal governo bisognerà tener conto del calendario della discussione parlamentare.

Ma ora – aggiunge Camusso – bisogna concentrare l’attenzione sulla discussione e su quali impegni il governo ottempera o no”. Dal versante parlamentare, la relatrice alla manovra, Magda Zanoni (Pd), conferma che “recepiremo l’accordo tra governo e sindacati, se ci sarà”.

Tornando ai sindacati, anche per la Uil ad oggi i risultati del confronto con il governo sono “ancora insufficienti” e insiste per allargare la platea dei lavoratori a cui non applicare lo scatto di cinque mesi, “estendendo il blocco anche alle pensioni di anzianità, e per ampliare l’ape sociale 2018 a nuove categorie di lavori gravosi, prorogandola anche per il 2019”.

La Cisl non nasconde, invece, anche gli aspetti positivi sul tavolo, puntando sulla strada dell’intesa. I sindacati aspettano comunque di vedere le proposte che l’esecutivo metterà domani nero su bianco. Quelle fin qui indicate ai tavoli riguardano l’esenzione dallo scatto a 67 anni di 15 categorie di lavori gravosi (le 11 già fissate per l’Ape social, tra cui maestre, infermieri turnisti, macchinisti ed edili, più le quattro new entry dei braccianti, siderurgici, marittimi e pescatori) per la vecchiaia.

I requisiti: 30 anni di contributi e l’aver svolto il lavoro gravoso almeno per sette anni su dieci (con eventuali specificazioni per categorie). Per il governo si tratta di una platea di 15-17 mila persone, per la Cgil poco più di 4 mila.

L’altro punto riguarda il sistema di calcolo con la proposta di rivederlo sulla base di una media biennale e non più di un scarto secco, con l’obiettivo di attenuare i picchi. Il governo potrebbe tornare sull’ipotesi di prorogare a tutto il 2019 l’Ape social e quindi, di fatto, bloccare l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni non solo per gli 11 lavori gravosi (in questo caso i requisiti sono 36 anni di contributi e sei anni nell’arco di sette di attività gravosa) ma per tutto il bacino dell’Ape social stessa, che comprende anche i disoccupati senza assegno da almeno tre mesi, chi assiste familiari con handicap grave, gli invalidi almeno al 74%.

(di Barbara Marchegiani/ANSA)