Renzi ci crede: “Con Pisapia al 30%”. Mdp: “Grasso con noi”

Matteo Renzi, Giuliano Pisapia (Foto: Gian Mattia D'Alberto / lapresse)
Matteo Renzi, Giuliano Pisapia (Foto: Gian Mattia D’Alberto / lapresse)

 

ROMA. – Non rispondere agli attacchi: lasciare il cerino della rottura a sinistra in mano a Bersani e con calma zen dare a Pisapia il segnale che una “nuova stagione” e una coalizione unitaria sono davvero possibili. Ecco cosa c’è dietro il silenzio con cui il Pd accoglie i durissimi attacchi di Mdp e SI a Matteo Renzi. Il segretario detta ai suoi la linea della “tranquillità”.

Parla solo Piero Fassino, che con Maurizio Martina sta lavorando a un’intesa, che fino a pochi giorni fa sembrava impossibile, con Pisapia. Se l’accordo, “non scontato”, sarà costruito su temi come ius soli e superticket, notano da Campo progressista, i bersaniani si troveranno “in difficoltà” per la loro chiusura “preventiva”.

E nel Pd c’è chi spera che anche Pietro Grasso possa sfilarsi dalla nascente “Cosa rossa”. Grasso nei giorni scorsi ha sentito Dario Franceschini e Romano Prodi. E ha ascoltato entrambi, tenendosi fuori dalla partita politica finché ricoprirà il suo ruolo istituzionale. Ma il pressing dal Pd sul presidente del Senato, assicurano da Mdp, non avrebbe sortito l’effetto di bloccare il progetto di una lista unitaria “cucita addosso” a Grasso leader.

Non possono bastare, secondo gli ex Dem, parole come quelle di Andrea Orlando su Grasso come figura su cui “ricostruire il centrosinistra”. E non si vedono novità sostanziali nel tavolo aperto da Pisapia: come si può parlare di coalizione con Alfano? Ma il Pd ostenta tranquillità.

Con il suggello di Prodi, la coalizione con dentro Pisapia è non solo possibile, ma può agilmente superare il 30%, assicurano i renziani. Lo schema prevede al centro il Pd e al fianco, “con pari dignità”, una lista centrista “da Lorenzin a Casini” (il nome di Alfano nelle conversazioni viene taciuto) e una lista di ispirazione ulivista con Pisapia, Bonino, Verdi e gli esponenti di sinistra come sindaci alla Zedda che non vogliono aderire alla “Cosa rossa”.

“Questo riapre i giochi”, affermano dirigenti vicini a Renzi. “Grillo non andrà oltre il 25% e prenderà 10 collegi su 231. E così è molto probabile che il Pd sia di nuovo il primo gruppo parlamentare. Insomma, si riapre il film delle aspettative sulla nostra ‘prematura scomparsa’”.

La coalizione con Pisapia, però, è ancora da incassare. Un incontro tra l’ex sindaco e Renzi ci sarà solo alla fine del percorso, per siglare l’intesa. Ma prima Cp vuole discutere di Alfano e vedere sui contenuti segnali concreti. Così mercoledì Martina riunirà il tavolo di programma cui siedono Orlando ed Emiliano, Boschi e Chiamparino.

E intanto nel Pd si sta lavorando (impegnate in prima linea Titti Di Salvo e Teresa Bellanova) a un documento sul Jobs act, da proporre come impegno a rivedere la normativa e rafforzare il lavoro a tempo indeterminato. In manovra, poi, dovrebbero entrare superticket e Web tax (“si spunterebbero così – dice un parlamentare – due armi anche alla campagna elettorale di Bersani e D’Alema”).

E in Senato arriveranno in aula lo ius soli e il biotestamento, anche se l’esito delle votazioni è tutt’altro che scontato. Intanto, toni bassi e niente scontri a sinistra: anche la Leopolda, assicurano, sarà declinata tutta in positivo.

(di Serenella Mattera/ANSA)