Pensioni, intesa difficile. Cgil, senza correzione sui giovani non firma

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I governi ascoltino i giovani
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I governi ascoltino i giovani

ROMA. – Trovare la quadra non è scontato, e in ogni caso non sarà affatto semplice. Senza correzioni su giovani e donne la Cgil non firmerà l’accordo con il governo sulle pensioni. Il sindacato mantiene il punto perché le proposte fatte finora dall’esecutivo mettono “una pietra tombale sull’idea di cambiare un sistema che non è equo”, come ha scandito Susanna Camusso, sottolineando che comunque non è certo da questo che dipende “il futuro della sinistra”.

E mentre la leader Cisl Annamaria Furlan parla di “risultati importanti” e giudica sbagliato l’atteggiamento della Cgil, la Uil continua nel suo ruolo di ‘pontiere’ auspicando da un lato, dice Carmelo Barbagallo, più attenzione a donne e giovani e dall’altro che si riesca a mantenere l’unità sindacale.

La partita pensioni, insomma, è complessa più che mai, anche perché si gioca su più fronti, indissolubilmente legati tra loro. C’è il tema squisitamente tecnico, legato alle (poche) risorse che il governo può mettere sul piatto e che difficilmente supereranno i 300 milioni a regime promessi finora. E che quindi possa presentarsi martedì con novità sostanziali.

Ma c’è anche il fronte politico, con i partiti già in campagna elettorale e ormai chiaramente schierati, da Mdp che mantiene i suoi distinguo e boccia come insufficiente la proposta del governo a Salvini pronto a portare la Lega in piazza con la Cgil a Berlusconi che promette l’aumento delle pensioni minime e un ministero ad hoc per la terza età.

Senza contare il rischio ‘assalto’ alla manovra, all’esame del Senato dove i numeri, specie in commissione Bilancio, restano risicati. Sullo sfondo il terzo fronte, quello con l’Unione europea, che guarda con la massima attenzione, ed apprensione, a ogni minimo movimento attorno al sistema previdenziale e che già ha il suo da fare a definire la posizione da prendere nei confronti dell’Italia.

Il programma di bilancio di Roma, nelle valutazioni di Bruxelles, si scosterebbe dai parametri concordati e potrebbe comportare intanto un giudizio ‘sospeso’ seguito, nella peggiore delle ipotesi, dalla richiesta di misure aggiuntive. La prossima settimana sarà quella clou. Le ‘pagelle’ della Commissione arriveranno mercoledì. Nel frattempo martedì, nel nuovo round con i sindacati, il governo cercherà di portare a casa l’accordo almeno con Cisl e Uil, anche se ancora non è persa la speranza di fare rientrare anche la Cgil.

Molto difficile che si possa accogliere la richiesta di prendere un impegno concreto sulle future pensioni dei giovani perché, si ragiona in ambienti di governo, in questo momento non ci sono né le risorse né la forza politica necessarie per andare a Bruxelles a spiegare che si ‘riforma’ il sistema contributivo.

Anche se i costi non sono tema di oggi, come ripete Susanna Camusso, ma scattano tra 15 anni, la tenuta del sistema pensionistico viene invece valutata nel medio-lungo periodo e quindi anche la minima modifica deve avere il benestare dei guardiani dei conti europei. Se saltasse l’accordo non è nemmeno detto che il governo darebbe seguito a tutte le proposte presentate ai sindacati.

Senza intesa, peraltro, sarebbe anche più complicato contenere le pressioni parlamentari, con l’esame della legge di Bilancio che entrerà nel vivo sempre da martedì. Gli emendamenti sulle pensioni sono numerosi, e vanno dalla richiesta di rinvio tout court del decreto direttoriale che sancirà l’aumento di 5 mesi dell’età dal 2019 riproposto da Mdp, alla tutela per i caregiver, che sta raccogliendo consenso bipartisan, alla proroga dell’Ape social suggerita dal Pd, che ha presentato una proposta che vale 70 milioni per questo capitolo, ma si allarga anche a correggere i requisiti per l’acceso dei disoccupati e di chi è stato impegnato in lavori gravosi, andando quindi oltre quanto prospettato dal governo ai sindacati.

(di Silvia Gasparetto/ANSA)