Analisi: niente correzione, ma si teme “assalto” alla manovra

ROMA. – La notizia per gli italiani è che non ci sarà alcun inasprimento nella manovra ora all’esame del Parlamento. Il confronto sui conti pubblici tra Italia e Commissione Europea non avrà effetti pratici sulle tasche dei contribuenti. Almeno per ora. I timori espressi dall’Ue, legati ad uno scostamento di pochi decimali del deficit che però valgono 3,4 miliardi, sono piuttosto finalizzati ad evitare un assalto alla diligenza pre-elettorale sulla Legge di Bilancio e sul capitolo delle pensioni, due temi ad alta tensione politica.

La spesa pubblica – o gli sconti fiscali – cresce sempre a ridosso delle elezioni. E’ una regola aurea che vale per tutto il mondo. Ecco perché la commissione europea nelle sue pagelle esprime i propri timori. Ma, se il falco della commissione Ue, il vice presidente Jyrki Katainen, aveva vibrato qualche giorno fa un colpo di machete sui conti italiani, la lettera inviata da Bruxelles a via XX settembre sembra semmai una finta fatta impugnando il fioretto.

Non contiene alcuna richiesta di correzione, come invece era accaduto tre anni fa. Anche se la stoccata potrebbe arrivare con la valutazione finale sulla manovra, potrebbe essere stata solo rinviata a maggio del 2018, quasi sicuramente dopo le elezioni politiche. I tecnici della commissione hanno prima guardato con attenzione ai conti 2017 e stimato che, anche se l’anno non è chiuso, potrebbero risentire negativamente di due misure, rispettivamente nei capitoli pensioni e banche.

La prima è l’Ape social, che consente una maggiore flessibilità per andare in pensione ad alcune categorie. La seconda è legata al bail in delle quattro banche italiane: una norma ha consentito di applicare trasferire i ”Dat” (Deferred tax asset, imposte anticipate) trasformandoli automaticamente in crediti d’imposta.

Ora il timore è che, con la Legge di Bilancio in Parlamento e con l’arrivo delle nuove norme sulle pensioni, gli argini rinforzati del ”sentiero stretto”, messi dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e difesi anche dal premier Paolo Gentiloni, possano non reggere. Il contenzioso sui dati, anche se non esplicitato nella lettera, è noto. Ma è una diatriba tecnica su una previsione: ecco perché si rinvia il giudizio a maggio quando le stime possono essere più precise.

L’Italia ha concordato una manovra per il 2018 che migliori il deficit di 0,3 punti percentuali (un dato che già abbuona al governo 10 miliardi di correzione). Ma per l’Ue la Legge di Bilancio non manterrebbe gli impegni e varrebbe solo 0,1 punti percentuali. Padoan invece mantiene il punto sui propri calcoli. La differenza, tradotta in soldoni, richiederebbe un intervento da 3,4 miliardi. Se servirà si vedrà.

La Commissione ha ‘graziato’ l’Italia anche sul debito, che il Tesoro assicura calerà. Ma accompagna la previsione con due condizioni: che il Pil cresca e l’inflazione torni a salire. Comunque per ora la Commissione Europea ricorda il problema nella lettera ma avrebbe dovuto pubblica il rapporto sul debito pubblico. E non l’ha fatto.

(di Corrado Chiominto/ANSA)