Opec-Russia, tagli alla produzione di petrolio fino a fine 2018

 

 


ROMA. – I Paesi Opec e non Opec, compresa la Russia, hanno raggiunto l’accordo per estendere di nove mesi i tagli alla produzione di petrolio, portandoli così da marzo fino alla fine del 2018. Come in precedenza, si tratta di una riduzione di 1,8 milioni di barili al giorno. L’intesa però dovrebbe essere rivista nella prossima riunione Opec di giugno. “Una concessione fatta alla Russia e agli altri Paesi non-Opec affinché sostenessero l’estensione dei tagli alla produzione”, hanno riferito i delegati da Vienna. “Se quando ci rivedremo a giugno la situazione del mercato sarà cambiata, discuteremo su eventuali modifiche” da apportare al piano, ha detto il ministro dell’Energia saudita, Khalid Al-Falih, precisando che “l’Arabia Saudita e la Russia condividono al 100% il piano d’azione sul petrolio” e che su questo i due Paesi “procedono a braccetto”. Per la prima volta contribuiranno ai tagli anche Libia e Nigeria, rimaste fuori dal precedente accordo a causa delle rispettive crisi interne. Per entrambe l’Organizzazione ha fissato un tetto congiunto di 2,8 milioni di barili al giorno. Secondo dati Bloomberg, ad ottobre la Nigeria ha prodotto 1,73 milioni di barili di petrolio al giorno e la Libia 980.000. In generale l’accordo di Vienna coinvolge Paesi che producono il 60% di petrolio a livello mondiale. “I tagli, sia da parte dei Paesi Opec che non Opec, aiutano a stabilizzare il mercato”, ha detto il ministro del petrolio russo, Alexander Novak, sottolineando che “dobbiamo continuare un’azione comune per centrare gli obiettivi”. E l’obiettivo sarebbe per un prezzo del petrolio sopra i 60 dollari al barile, anche se ufficialmente non è stata data una cifra. Sui mercati, però, le quotazioni del greggio non hanno preso il volo, come ci si poteva aspettare. Il Brent ha chiuso le contrattazioni a Londra a 63,43 dollari al barile (+0,5%) mentre al mercato di New York il Wti ha archiviato la seduta a 57,40 dollari al barile (+0,20%). Secondo gli analisti pesa proprio il fatto che l’Opec potrebbe rivedere l’accordo a giugno, e quindi “non si tratta di una vera e propria estensione dei tagli alla produzione di nove mesi” e “nel breve termine i prezzi ne potrebbero risentire”. L’andamento del greggio non ha comunque influito sulla seduta di Borsa di New York. L’indice Dow Jones ha segnato infatti un nuovo record storico, superando abbondantemente i 24mila punti, spinta dalla riforma delle tasse che avanza al Senato Usa.

(di Alfonso Abagnale/ANSA)