Oms ammette crisi umanitaria in Venezuela

Pubblicato il 30 novembre 2017 da redazione

L’ Organizzazione mondiale della salute ha ammesso per la prima volta che in fatto di salute, il Venezuela è tra i paesi colpiti da crisi umanitaria.

L’ Organizzazione mondiale della salute ha ammesso per la prima volta che in fatto di salute, il Venezuela è tra i paesi colpiti da crisi umanitaria.

 

Caracas.- L’Oms, Organizzazione Mondiale della Salute, ha informato che sta cercando di appoggiare i paesi colpiti da malaria cronica. Purtroppo tra questi paesi c’è il Venezuela che in compagnia della Nigeria, il Sudan e lo Yemen, è uno dei paesi colpiti dalla malattia.

L’organizzazione ha annunciato che risponderà alle emergenze causate dalla malaria in paesi dove ci sono in corso crisi umanitarie. Anche se il rapporto non specifica unicamente il Venezuela, lo cita sulla lista. L’Oms, così, sta ammettendo che in Venezuela si vive una crisi umanitaria. “Una crisi che comporta gravi rischi per la salute.”

Programma globale per la Malaria

Il Programma Globale per la Malaria sta osservando l’evolversi della malattia nei quattro paesi. Questo programma assieme al Programma di Emergenze Sanitarie della Oms, si attiva quando la malattia si espande in nazioni dove c’é stato un disastro naturale, un conflitto armato o una crisi politica.

A questo riguardo, l’ex ministro della Salute, José Félix Oletta, ha spiegato che anche se l’Oms ha menzionato il paese, l’organizzazione non è consapevole della gravità della situazione venezuelana perché il governo non ammette che ci sia alcuna emergenza sanitaria.

Oletta legge nel rapporto che la malattia è aumentata in Venezuela un 76% dal 2010, malgrado fosse stata quasi debellata nel 1961 ma spiega anche che l’organismo non riporta cifre aggiornate.

Il Ministero della Salute ha emesso un bollettino nel 2016, dopo un anno e mezzo di silenzio, nel quale si registrano 240.613 casi di malaria. Inoltre, il rapporto indica che il governo venezuelano ha riportato soltanto una morte da malaria nel 2016, però l’Oms calcola che il numero di deceduti oscilla tra 280 a 600 persone. Una cifra spaventosa che rappresenta il 42,8% delle 700 morti avvenute nella regione.

Riguardo il Venezuela, la malaria ha mostrato un incremento annuo dal 2008. Tra il 2015 e il 2016, i casi comunicati sono aumentati più del 76% (da 136.402 a 240.613). Con queste cifre, il Venezuela supera il Brasile in fatto di malaria e, purtroppo, diventa un problema per la regione americana. I casi registrati nel 2016 sono i più alti nella storia del paese, ha aggiunto l’Oms nel suo rapporto sul paludismo.

E ha sottolineato che soltanto il Venezuela, paragonato con Nicaragua, Perú e Colombia dove la malaria sta diminuendo, comprende ben l’83% dei malati. E nella regione americana il paese rappresenta il 34,4% dei casi.

Oletta, dal canto suo, ribadisce che, se ci si basa sull’informazione officiale di ogni paese, il Venezuela supera le cifre date dall’Oms. Lo specialista crede che il paese detiene il 42,13% dei casi di malaria della regione.

Quale che sia la cifra vera, rimane la preoccupazione di sapere che una malattia che era quasi sparita, ritorna a farsi sentire perché le condizioni sanitarie ed igieniche del paese sono in franco degrado.

La malaria senza controllo né profilassi

La malattia non può essere né controllata né prevenuta. Non ci sono soldi. Secondo l’Oms c’è stata una caduta del 78% nel preventivo destinato alla profilassi.

“La Repubblica Bolivariana del Venezuela non è eleggibile per un finanziamento del Fondo Mondiale e questo è un male. Dal 2010 la spesa del governo per la malaria è variata. Nel 2015 è arrivata a 10 milioni di dollari mentre nel 2016 si è ridotta a 2,2 milioni malgrado la malattia si sia duplicata.

Inoltre, le medicine non arrivano a tutta la popolazione nonostante il trattamento per la malaria sia gratis nel settore della sanità pubblica.

Il rapporto dell’Oms informa anche che è diminuito significativamente il numero di persone protette dalla malaria con l’Irs, da 2,7 milioni nel 2015 a 300.000 nel 2016. Una tragedia alla quale si deve porre fine.

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