Grasso domenica chiude l’assise di Sinistra. Campo Progressista verso il Pd

Giuliano Pisapia. ANSA/LUCA ZENNARO
Giuliano Pisapia. ANSA/LUCA ZENNARO

 

 

ROMA. – Non scioglie ancora la riserva, Pietro Grasso, tenendo fede all’impegno di tenersi lontano dal campo della contesa politica fino all’approvazione della manovra. Ma dopo il via libera alla legge di bilancio a Palazzo Madama, dove la manovra tornerà a dicembre solo per l’ok finale alle modifiche apportate dalla Camera, sembra ormai certo che il presidente del Senato domenica sarà all’assemblea che segnerà la nascita della lista unitaria della sinistra: il suo discorso chiuderà un evento tutto dedicato all’ascolto di testimonianze di esponenti della società civile, del mondo del lavoro, delle associazioni, con solo tre interventi politici dei segretari di Mdp, Si e Possibile, che sono i fondatori del nuovo soggetto.

Ed i prossimi giorni promettono di essere decisivi nel disegnare i due schieramenti del centrosinistra. Perché Matteo Renzi, galvanizzato da un sondaggio di Swg che quota il Pd di nuovo primo partito e da quanto, secondo i renziani, emerge su Banca Etruria in commissione d’inchiesta sulle banche, è determinato a chiudere entro la prossima settimana la definizione della coalizione.

Ap potrebbe prendere una decisione nella direzione convocata per lunedì. E Campo progressista è orientato a sciogliere la sua riserva martedì, dopo aver verificato se la conferenza dei capigruppo del Senato calendarizzerà biotestamento e ius soli. Sono “leggi di civiltà” da approvare “assolutamente” e perciò “scriminanti” rispetto a un’alleanza, ribadisce Giuliano Pisapia, che ha un colloquio a margine di un evento con Piero Fassino.

L’ex sindaco ammette che per lo ius soli “ci sono più difficoltà”, ma da Cp Alessandro Capelli avverte che quella legge è uno “spartiacque” perché “non ci può essere centrosinistra con chi non la sostiene”. Se il Pd calendarizzerà già martedì entrambi i provvedimenti, Cp potrebbe sciogliere subito la sua riserva sull’alleanza e a quel punto si cercherebbe di convincere anche Laura Boldrini a essere nella coalizione.

Proprio per favorire l’intesa, tra i renziani l’orientamento è spingere perché nella capigruppo di martedì vengano inseriti nel calendario dell’Aula per l’ultimo scorcio di legislatura, nell’ordine: riforma dei regolamenti di Palazzo Madama, biotestamento e ius soli.

Sono però ormai ridotte al lumicino le possibilità che la legge sullo ius soli venga messa in votazione, perché servirebbe la fiducia e i numeri sono in bilico: se Luigi Zanda, che è un fermo sostenitore della legge, decidesse di forzare e farla votare, rischierebbe di portare a una sfiducia al governo Gentiloni che in questo momento nessuno auspica, per non minare la fine ordinata della legislatura e la gestione dell’ordinario nella fase elettorale. Per questa ragione, ai vertici del gruppo Pd c’è chi ritiene che non sia opportuno neanche inserire lo ius soli in calendario.

Sull’esito non sono per nulla ottimisti a sinistra, dove l’alleanza col Pd l’hanno archiviata da tempo. “Adesso il Pd ci invita all’unità, una bella cosa ma non basta”, dichiara Pier Luigi Bersani. Domenica la lista unitaria vedrà la luce: il nome verrà deciso probabilmente domani in una rosa di quattro. C’è “Libertà e uguaglianza”, “Liberi uguali”, “Italia solidale” e “Italia progressista”. Il simbolo invece dovrebbe essere presentato più avanti, ma non si esclude un’accelerazione.

(di Serenella Mattera/ANSA)