Debito venezuelano: rischio di embargo per Citgo

Rosneft tiene un colateral de 49,9% de Citgo como garantía de un préstamo de 1.5 millardos de dólares.
Rosneft tiene un colateral de 49,9% de Citgo como garantía de un préstamo de 1.5 millardos de dólares.
Citgo potrebbe essere confiscata perché la filiale petrolifera non gode del “principio di immunità sovrana” che protegge uno Stato.
Citgo potrebbe essere confiscata perché la filiale petrolifera non gode del “principio di immunità sovrana” che protegge uno Stato.

 

Caracas. – Nel foro “Prospettive 2018” organizzato dalla Camera di Commercio Venezuelano Argentina (Cavenarg), l’economista Franciso Rodríguez ha annunciato che Citgo potrebbe essere confiscata. I detentori dei buoni di Pdvsa 2020 – che tuttora non sono stati saldati – potrebbero attivare l’embargo del 51% degli attivi della filiale per coprire il debito.

Rodríguez sostiene che l’incertezza campeggia riguardo il pagamento di alcune obbligazioni sovrane che il governo dice di aver pagato ma che gli inversori non si ritrovano nei loro conti correnti.

Secondo Rodríguez, il 45% del debito del paese appartiene a Pdvsa e Citgo che è la sua filiale negli Usa, non è protetta da un eventuale embargo. Questo tipo di corporazione viene esclusa da assicurazioni che coprono invece uno stato in situazione problematica.

Separare il debito di Pdvsa da quello sovrano

L’economista, perciò, consiglia di separare il debito sovrano da quello di Pdvsa.

“Il governo dovrebbe separare i due debiti perché i termini del debito sovrano potrebbero essere modificati senza bisogno di ristrutturarli.” “La via sarebbe quella di ricorrere alla “Clausola di Azione Collettiva” che è addirittura accettabile anche in presenza di sanzioni.”

Malgrado le sanzioni economiche, il paese può partecipare in operazioni finanziarie che pur generando un nuovo debito – ha spiegato Rodriguez – siano dirette esclusivamente all’importazione di cibo e medicine.

Ma l’economista non esclude che arrivati a questo punto, i creditori chiedano garanzie politiche, come, ad esempio, l’approvazione da parte dell’Assemblea Nazionale di qualsiasi operazione che implichi un nuovo debito. Appunto per minimizzare un possibile futuro disconoscimento di un debito acquisito senza l’approvazione del Parlamento.

Come il Congo

L’economista di Torino Capital ha paragonato Pdvsa a quanto accaduto in Congo nel 2005. Nel paese africano, ricco in petrolio ma con un debito esorbitante, i creditori sono riusciti a confiscare carichi di petrolio in mano ad intermediari del governo congolese. E questo ha obbligato il governo a raggiungere accordi sul suo debito estero.

Niente iperinflazione

L’iperinflazione viene misurata con diversi parametri. Quelli di Rodríguez indicano che il paese è messo male ma che non è ancora entrato in iperinflazione.

Per arrivare a quel punto, ha detto, si dovrebbe avere un’inflazione del 50% mensile. Ma quella venezuelana oscilla tra il 5 e il 30%.

Tuttavia le condizioni economiche sono molto severe. Il Pil si è ridotto del 35,05%. E a questo si aggiunge una accelerazione dell’inflazione dovuta all’aumento della spesa pubblica e la circolazione di liquidità proveniente dalla stampa di denaro. Un circolo vizioso che produce l’impennata della valuta estera con rispetto a quella locale.

137 miliardi di dollari in debito

Le stime di Torino Capital indicano che il paese mantiene ancora un debito vicino ai 137 miliari di dollari. E per ora, soltanto il 40,4% può essere affrontato in qualche modo. Ma, se il governo iniziasse a riformare l’economia a livello strutturale, il Pil potrebbe aumentare – a lungo termine – fino ad arrivare a 200 mila milioni di dollari, cifra che potrebbe alleviare il debito sostenibile all’incirca del 89,3%.

Comunque, è molto difficile capire se il debito estero venezuelano potrà essere “sostenibile” oppure se si potrà ristrutturare, visto che l’emergenza economica colpisce i bisogni dei cittadini, soprattutto dei più deboli che non possono vivere senza sussidi. E la politica di sussidi ha bisogno di denaro.

Riforma della Legge del Giusto Prezzo

Al foro ha assistito anche il filogovernativo Oscar Schemel, presidente di Hinterlaces. Schemel ha annunciato che la nuova Legge del Giusto Prezzo prevede l’eliminazione del limite di profitto per tutti i passi intermediari della struttura dei costi di produzione. Questo limite era stato fissato al 30%, iniziando col produttore del bene fino ad arrivare al commerciante.

D’ora in poi, sarà l’esecutivo a determinare la percentuale di profitto.