Ius Soli allontana Pisapia dal Pd. Liberi e Uguali si interroga su M5s

Matteo Renzi, Giuliano Pisapia (Foto: Gian Mattia D'Alberto / lapresse)
Matteo Renzi, Giuliano Pisapia (Foto: Gian Mattia D’Alberto / lapresse)

 

 


ROMA.- La calendarizzazione dello ius soli all’ultimo posto dell’ordine del giorno del Senato, con forti possibilità che la legislatura si chiuda senza l’approvazione, segna il punto di massima distanza tra Campo progressista e Pd. Una alleanza che a questo punto è a rischio, anche se in casa Dem si cerca di ricucire.

Sul tema delle alleanze, ma post elettorali, è alle prese anche Liberi e Uguali, il nuovo soggetto guidato da Pietro Grasso. con aperture verso M5s. Campo Progressista aveva posto al Pd, come condizione per una intesa, l’approvazione del biotestamento e la calendarizzazione in Aula dello ius soli, senza avere la pretesa della certezza dell’approvazione, visti i numeri.

La Capigruppo del Senato ha sì fissato al primo punto dell’ordine del giorno il testamento biologico, ma ha posto all’ultimo lo isu soli. Se la legislatura chiude ai primi di gennaio, l’approvazione si allontana. Immediata l’ira degli esponenti di Campo progressista: “E’ inaccettabile – ha detto il portavoce Andrea Capelli – che si continui a giocare con la vita di un milione di bambine e bambini”.

“Si sta solo facendo un favore alla Lega come dimostrano le loro dichiarazioni entusiaste. Il momento per approvare lo ius soli e’ adesso”, ha aggiunto. Il motivo dell’ira parte da una domanda: chi blocca in Senato lo ius soli con i suoi voti? E’ Ap – sottolineano gli uomini di Pisapia – e a noi si chiede di fare una alleanza con chi la pensa come Salvini?

Insomma il tema è il profilo politico della alleanza che si vuole mettere in piedi. Riccardo Nencini, segretario del Psi, che lunedì aveva parlato con Pisapia, in mattinata si era dichiarato “molto ottimista” sull’intesa, ma nel tardo pomeriggio il “mood” era di segno opposto.

Diversa la situazione in Liberi e Uguali (Leu), il cartello guidato da Piero Grasso che ha già fatto la scelta di una corsa in solitaria. Il tema delle intese riguarderebbe semmai il post elezioni, con un eventuale “entente cordiale” con M5s. Segnali in tal senso giungono dai pentastellati visto che in Parlamento Mdp (uno dei tre partiti che formano Liberi e Uguali) vota tutti gli atti di M5s. E anche Giavanni Endrizzi, capogruppo di M5s in Senato, ha lodato la correttezza di Piero Grasso.

Il leader di Mdp, Roberto Speranza, ha messo le mani avanti: “Tra noi e M5S ci sono distanze enormi. Loro hanno un’idea diversa su molti punti: sull’art. 18 o sullo Ius soli, tema su cui Di Maio la pensa come Salvini”. “Noi – aggiunge – partiremo dai nostri valori: Sanità pubblica, scuola e università pubbliche, basta bonus fiscali, progressività nel pagare le tasse, più investimenti”.

Non è un niet in assoluto e potrebbe lasciar intendere la disponibilità a votare singole leggi. E anche Pippo Civati, leader di Possibile, afferma: “Ognuno di noi prenderà i suoi voti e poi si faccia una discussione vera sui possibili alleati”. E non chiude nemmeno Pierluigi Bersani: “Al M5s dico che io sono ancora quello dello streaming. Ho le mie idee. Se potremo discutere vuol dire che sono cambiati loro, sarà un bene per la democrazia italiana”.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)