Proyecto Alcatraz, una palla ovale per salvare tanti giovani

Pubblicato il 06 dicembre 2017 da redazione

Alcatraz Rugby Club festeggia la seconda coppa di Liga de Rugby de Venezuela

 


CARACAS –“A rugby si gioca con le mani e con i piedi, ma in particolare con la testa e con il cuore”. Questa frase dell’ex rugbista italo-argentino Diego Dominguez la conoscono molto bene tra i campi di canna da zucchero dell’Hacienda Santa Teresa che grazie allo sport della palla ovale salvano tanti giovani dalla malavita.

Questa storia inizia una notte del 2003, quando tre ragazzi aggredirono un uomo della sicurezza dell’azienda per rubargli la pistola. Immediatamente furono catturati dalla polizia locale, ma uno dei titolari dell’azienda ebbe il presentimento che questi ragazzi non sarebbero arrivati in carcere e che sarebbero stati giustiziati dalle forze d’ordine.

Per fortuna dei malviventi, uno dei fratelli Vollmer (proprietario dell’azienda Ron Santa Teresa) fece loro una proposta fuori dal comune: in alternativa all’arresto, la possibilità di lavorare gratuitamente per tre mesi nella produzione. I tre accettarono. Nacque così il Proyecto Alcatraz, oggi uno dei programmi di reinserimento sociale più rigorosi e impegnativi in ambito nazionale e internazionale. Ma anche tra i più efficaci. Oltre a lavorare nell’Hacienda Santa Teresa i giovani, che hanno un’età compresa tra i 20 ed i 40 anni, giocano a rugby.

Molti si chiederanno nella terra del baseball e del basket perché proprio il rugby? A questa domanda risponde Alberto Vollmer, 46 anni, proprietario dell’azienda.

Nella foto Erickson Bermudez presidente della FVR ed Arrieta capitano del team Alcatraz.

“Perché è uno sport che ho praticato durante gli anni dell’Università. Si dice che sia uno sport di bestie praticato da gentiluomini, io trovo che sia uno sport perfetto per trasmettere i valori in cui credo: rispetto, disciplina, lavoro di squadra, umiltà e spirito sportivo. Si gioca duramente, ma in modo pulito. Diversi giovani del Proyecto Alcatraz, che ha già coinvolto centinaia di persone, oggi militano nella nazionale venezuelana”.

Questo progetto ha già esportato giocatori in campionati esteri, uno di questi é Wilkinson Arrieta, figlio di José che fu uno dei ragazzi che nel 2003 s’intrufoló nell’Hacienda Santa Teresa, gioca in Uruguay.

Wilko, nomignolo con cui é noto questa giovane promessa del rugby, attualmente gioca con il Pucaru Stade Gaulois (PSG) e ci sono possibilità di andare nella culla della palla ovale. Oltre a Wilkinson sono arrivati in terra charrúa Robert Torres (Maracaibo Rugby Club), Luis Romero (Tigres de Cabimas) e Luis Zabala (Club de Rugby UCV).

“Questo ci riempe d’orgoglio, questi ragazzi del Proyecto Alcatraz ci hanno trasformato la vita a tutti. Loro sono un símbolo di speranza, mi riempe d’allegria essere parte di questo progetto” confessa Andrés Chumaceiro, direttore di Santa Teresa.

Il rugby è il dominio dell’uomo sulle cose che vanno storte. Riuscire a controllare una palla ovale richiede le stesse difficoltà che si incontrano nella vita di tutti i giorni e questo sport insegna, tramite i suoi valori, ad afferrare la palla rimanendo sempre calmi, lucidi, riuscendo con tenacia, dedizione e umiltà a portarla oltre quella linea di meta tanto desiderata.

Il Progetto Alcatraz con il rugby non solo vuole indirizzare le vite di quelli che vivono in libertà, ma anche di quelli che sono dietro le sbarre.

Venerdì sul campo dell’Hacienda Santa Teresa é andata in scena la Liga Penitenciaria. A questa manifestazione sportiva hanno partecipato 8 centri penitenziari.

“Tutti quelli che siamo qui abbiamo la speranza e l’illusione di cambiare le nostre vite. Vogliamo dimostrare che siamo uomini nuovi e che siamo migliori di com’eravamo. Il rugby per noi é come una familia. Questo sport risponde alla crisi di valori che c’è nella nostra società. Un esempio chiaro è la partita che come una battaglia è fatta di colpi duri e decisi, ha un vinto e un vincitore, ma ogni guerriero/giocatore non uscirebbe mai dal campo senza aver dato il meglio di sé, e alla fine di questa battaglia/partita c’è un momento che nessun altro sport può far vivere, il famoso terzo tempo. È momento unico di integrazione, dove il rispetto dell’avversario emerge accompagnato da un pasto o una bibita” ha dichiarato Giovanni Pérez, cittadino peruviano che ha partecipato al torneo in rappresentanza del carcere El Rodeo.

Proyecto Alcatraz, Hacienda Santa Teresa.

La Liga Penitenziaria é un momento unico dove questi giovani provi di libertà hanno la possibilità di fare sport davanti ai propri cari.

A ogni scrum, corsa, tackle o try si sentono le urla dei piccoli o delle mogli che incitano i propri cari con cori tipo: Forza Papá! Andiamo Amore!. Ma questa é stata l’unica occasione in cui un atto di violenza non é stato punito, anzi é stato anche applaudito dalla polizia penitenziaria.

A leggere il sito della RFU (Rugby Football Union, organo amministrativo del rugby in Inghilterra.) si può trovare un elenco di valori dove appaiono virtù come : “Spirito sportivo (Sportsmanship): Amicizia, Il rugby ha una consolidata tradizione di cameratismo che unisce compagni di squadra come avversari, ed in questo senso è lo sport dell’amicizia. Fair play sia sul campo che fuori, a rugby si gioca per ottenere la vittoria sul campo ma non a tutti i costi”.

Inoltre ci sono una serie di “indicazioni” che integrano questo ed altri valori, in questa lista troviamo concetti etici che in altri sport sono rari, ad esempio: “Rispetta avversari, arbitri o tutti i partecipanti”, e ancora, “Rifiuta imbroglio, razzismo, violenza e droga” e molti altri.

Per la cronaca, la Liga Penitenciaria 2017 é stata vinta dal team Aves de Fenix in rappresentanza del Centro di Reclusione David Viloria dello stato Lara.

Fioravante De Simone

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