Dopo 15 mesi si infrange sogno unitario di Giuliano Pisapia

La manifestazione "Insieme, nessuno escluso", convocata da Campo Progressista, in Piazza SS. Apostoli, Roma, 1 luglio 2017. ANSA/MASSIMO PERCOSSI
La manifestazione “Insieme, nessuno escluso”, convocata da Campo Progressista, in Piazza SS. Apostoli, Roma, 1 luglio 2017. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

 

 

ROMA. – Dopo 15 mesi di tentativi e ondeggiamenti Giuliano Pisapia getta la spugna e rinuncia non solo a fare un accordo con il Pd, ma soprattutto al suo progetto di un nuovo e ampio centrosinistra. L’ex sindaco di Milano era sceso in campo con il proprio progetto il 18 settembre 2016 con una intervista su Repubblica che metteva in guardia dalla “guerra fratricida” a sinistra, e poi, in un nuovo colloquio con il quotidiano diretto da Mario Calabresi, il 18 novembre, diede il suo appoggio alla riforma costituzionale e ammonì contro la “frattura senza ritorno” nella sinistra.

Dopo la sconfitta del referendum, il 7 dicembre, ancora su Repubblica, Pisapia esplicita il proprio progetto: “Serve un’alleanza aperta, diamole un nome: Campo Progressista, che riunisca le forze di sinistra in grado di assumersi una responsabilità di governo”. Il 18 dicembre, al Teatro Brancaccio a Roma, l’Assemblea fondativa. Sempre il 7 dicembre, alla Direzione del Pd, Matteo Renzi apre all’idea di una coalizione: “Pisapia ha iniziato a porre questioni tutt’altro che banali: il tema c’è, è chiaro e forte, e lo affronteremo più avanti”.

Ma il 28 febbraio del 2017 la scissione dei bersaniani dal Pd, e la nascita di Mdp, mette in discussione il progetto di Pisapia. L’1 luglio, in Piazza Santi Apostoli a Roma l’ex sindaco di Milano tiene una manifestazione in cui chiede sì un grande centrosinistra di governo, ma in “discontinuità” col recente passato. In piazza lo applaude Pierluigi Bersani, Roberto Speranza, Massimo D’Alema e tutto Mdp. Inizia un flirt che sembra portare Pisapia nel nuovo partito, come leader unificatore delle sinistre alternative al Pd di Renzi.

Ma la polemica sull’abbraccio dell’ex sindaco con Maria Elena Boschi, criticata dagli ex dem, e una serie di critiche incrociate sfociano l’8 ottobre nella prima frattura dopo un incontro con Speranza e Pisapia: alle elezioni Siciliane la sinistra vuole correre da sola, scelta che anticipa quella per le elezioni politiche, mentre Pisapia spinge per un candidato unitario di tutto il centrosinistra.

Alle regionali Siciliane il candidato di Mdp-Si prende solo il 6% e quello di Pd il 18% spalancando le porte alla vittoria del centrodestra. Dopo un tentativo di ricucitura, neanche un mese dopo, Pisapia trae le conclusioni, convinto che a sinistra si punti a una riedizione della sinistra Arcobaleno, una ridotta che non ha ambizioni di governo.

Con il Rosatellum 2.0, che prevede le coalizioni, Cp prova a vedere se ci sia uno spazio di intesa con il Pd all’insegna del rinnovamento mentre Si, Mdp e Possibile trovano in Piero Grasso un nuovo leader. Le condizioni poste sono, oltre ad un leader garante della coalizione, l’approvazione di biotestamento e Ius soli per bilanciare la presenza dei centristi nella possibile coalizione.

Martedì, alla Capigruppo del Senato, lo ius soli è inserito all’ultimo punto del calendario, con fortissimo rischio di nulla di fatto nella legislatura. Oggi il “non possumus” di Pisapia pone fine alla telenovela e al grande centrosinistra unito.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)