Apre Yamal, dai ghiacci la risposta russa a gas liquido

Dai ghiacci la risposta russa a gas liquido
Dai ghiacci la risposta russa a gas liquido

 

 


SABETTA (SIBERIA ARTICA). – Sono le due del pomeriggio. È notte. Ci sono quasi 30 gradi sotto lo zero e la sensazione è quella di essere sbarcati in un luogo irreale, un mix fra Gotham City, una base lunare e il regno di Narnia. Qui cinque anni fa non c’era niente. Oggi, oltre il circolo polare artico, c’è una città di quasi 20mila persone fatta di tubi, acciaio e luci che brillano nel buio pesto. E un aeroporto. E un porto. È il gas. Tanto gas.

Yamal LNG è il primo centro di estrazione e liquefazione della Russia nella regione artica, il secondo dopo l’impianto di Sakhalin II nell’Oriente Estremo del Paese. Il Cremlino diede luce verde al progetto nel 2010 e ora, 27 miliardi di dollari dopo, la Novatek – compagnia privata che fa capo al magnate russo Leonid Mikhelson – e i suoi partner – ovvero la francese Total e i cinesi China National Petroleum Corporation e Silk Road Fund – hanno appena ‘acceso’ la prima unità produttiva dell’impianto (capacità produttiva: di 5,5 milioni di tonnellate l’anno). E questa è già una notizia.

L’altra è che, contemporaneamente, può partire la “fase commerciale”. Vendere, insomma. Ma come si fa, dal polo nord? Semplice. Si prende una gasiera, la si incrocia con una rompighiaccio, e si ottiene la Christophe de Margerie: la prima del suo genere, classe Arc7, in grado di sbriciolare lastre ghiacciate spesse oltre 2 metri e trasportare 172.600 metri cubi di gas naturale. Ora, dopo il varo del novembre 2016, è pronta a salpare ed effettuare la prima consegna dall’impianto di Yamal. Fuori i secondi, insomma, si parte. Con stile.

Il presidente Vladimir Putin è volato appositamente da Mosca per presenziare al battesimo. A fargli compagnia il ministro dell’Energia russo Alexander Novak, il suo corrispettivo saudita Khalid al-Falih, i vertici di Total e una folta delegazione cinese. Oltre, naturalmente, a un bel codazzo di Vip, diplomatici e giornalisti.

A rappresentare l’Italia c’è il presidente di Intesa Russia Antonio Fallico, dato che l’istituto di Torino ha contribuito all’impresa con una linea di credito da quasi 800 milioni di euro. “Siamo fieri – ha detto all’ANSA – di aver contribuito alla realizzazione di questo progetto che favorirà la sicurezza energetica in Europa e nel mondo”.

Putin, dando inizio al carico di gas con un gesto della mano su uno scanner, ha sottolineato che l’apertura di Yamal è un evento “cruciale” non solo per il mercato energetico ma anche per lo sfruttamento della regione artica, su cui la Russia punta molto. “La rotta artica – ha dichiarato – potrà portare merci da tutto il mondo e garantirà il futuro della Russia”.

Dunque è solo l’inizio. Le altre due unità dovrebbero essere completate entro il 2021: in tutto la produzione annuale dovrebbe toccare quota 16,5 milioni di tonnellate. Novatek ha inoltre l’intenzione di capitalizzare sull’investimento iniziale – sostenuto al 100 per 100 dal Cremlino, che ha varato esenzioni fiscali quasi ad hoc – e aprire un secondo centro estrattivo (Arctic LNG) da 18 milioni di tonnellate, forse già entro il 2023.

Se si tengono conto gli altri piani di sviluppo, Novatek potrebbe arrivare a produrre entro il 2035 80 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto, diventando così un protagonista di spicco nel mercato. Un aspetto cruciale e innovativo della strategia di Novatek è quello di voler sfruttare la rotta artica 365 giorni l’anno per consegnare il gas ai propri clienti (principalmente i paesi asiatici come Cina, Giappone e Corea del Sud, assetati di gas a prezzi abbordabili).

L’armatore della Christophe de Margerie, la Sovcomflot, ha ordinato in tutto ai cantieri navali sudcoreani della Daewoo 15 navi della stessa classe e, a varie fasi, entreranno in servizio entro il 2020. Quando Yamal LNG andrà a pieno regime, le gasiere-rompighiaccio compiranno allora 200 viaggi l’anno, trasformando così il passaggio a Nord-Est in una rotta a pieno titolo (riducendo di circa la metà i tempi di consegna fra l’Europa e il Sud-Est asiatico).

Per la Russia è la frontiera finale, tant’è vero che Putin sta pensando di garantire i diritti di transito commerciale di gas e petrolio esclusivamente alle navi battenti bandiera russa – assicurandosi così il monopolio della nuova tratta.

(dell’inviato Mattia Bernardo Bagnoli/ANSA)