Al via i future sui Bitcoin, ma per le banche un rischio

 


NEW YORK. – Giornata storica per i fan dei bitcoin: la sempre più popolare moneta digitale debutta finalmente nella finanza che conta, con l’ambizioso obiettivo di raggiungere nel prossimo futuro molte più persone e investitori e di rivoluzionare il sistema dei pagamenti e delle transazioni finanziarie e sul mercato dei titoli. Questo nonostante le mille perplessità legate soprattutto alla sua estrema volatilità.

La svolta arriva dal lancio del primo future sulla popolare divisa digitale, finora sempre scambiata su mercati non regolamentati come le Borse. Mercati privati che sfuggono al controllo delle banche centrali e i cui meccanismi sono spesso poco trasparenti e sicuri.

La nuova fase nella vita dei bitcoin partirà invece dal Chicago Board Options Exchange (Cboe), con il valore dello scambio che sarà regolato ai prezzi d’asta della piattaforma Gemini, gestita dai gemelli Cameron e Tyler Winkelvoss, 36 anni. Grazie ai bitcoin i due si stanno per prendere una rivincita non da poco. Per anni infatti sono stati giudicati perdenti per essersi fatti soffiare da Mark Zuckerberg l’idea di Facebook (almeno così hanno sempre denunciato).

E fino a poco tempo fa nessuno dava credito alla loro decisione di puntare tutto sulla nuova realtà delle criptovalute. Ora invece il bitcoin viene promosso nella Serie A della finanza, e il 18 dicembre un altro future verrà immesso sul Chicago Mercantile Exchange, il più importante per lo scambio dei prodotti finanziari derivati.

“E’ solo l’inizio”, esultano i Winkelvoss, spiegando come il bitcoin – nato nel 2008 dall’intuizione di un anonimo inventore conosciuto con lo pseudonimo di Satoshi Sakamoto – è destinato ad apprezzarsi ancora di almeno 10 o 20 volte. Il suo valore al momento del lancio del primo future si attestava attorno ai 15 mila dollari. Ma nell’ultima settimana la moneta digitale, macinando record su record, è riuscita a superare anche la soglia dei 19 mila dollari.

Niente male se si pensa che all’inizio del 2017 non andava oltre i mille dollari. Ma la ‘bitcoin-mania’ è letteralmente cresciuta negli ultimi mesi ed esplosa nelle ultime settimane, facendo compiere al bitcoin un balzo del 1.500% in un anno, raggiungendo un valore di mercato di circa 300 miliardi di dollari: altro che Apple o colossi di Wall Street come Goldman Sachs.

Si tratta oramai di un valore superiore al pil di Paesi come la Nuova Zelanda. Ma non tutti predicano entusiasmo. Gli analisti sono divisi sul successo del bitcoin, e molte delle grandi banche lo guardano con sospetto se non con preoccupazione. L’ultima è la Deutsche Bank, che inserisce il possibile crollo della criptovaluta come uno dei fattori di rischio sistemico nel 2018 per i mercati.

I timori sono legati a quelli di una bolla che si gonfi a dismisura e destinata a scoppiare minacciando la stabilità del sistema finanziario. Per questo alcune delle principali banche di Wall Street hanno scritto nei giorni scorsi alle autorita’ competenti chiedendo loro di lavorare ad una maggiore regolamentazione delle criptovalute prima del lancio dei future. Appello finora inascoltato.

Gli altri pericoli legati al bitcoin, le cui transazioni sono anonime, sono poi l’elevato rischio di manipolazione della divisa digitale e il problema dei furti da parte degli hacker. Solo nell’ultima settimana ben 70 milioni di bitcoin sono stati rubati da un sito chiamato NiceHash. Ma già nel 2014 quella che era la principale piattaforma di scambio, Mt.Gox, collassò per la perdita di 850 mila bitcoins, pari allora a 450 milioni di dollari.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)