Esplode impianto di gas in Austria, si ferma il flusso per l’Italia

Pubblicato il 12 dicembre 2017 da ansa

L’impianto in cui è avvenuta l’esplosione.. (ANSA/AP Photo/Ronald Zak)

 


ROMA. – Un’esplosione ad un impianto di gas in Austria rievoca lo spettro di vecchie crisi, con il rinnovarsi dei timori sulla garanzie delle forniture e sulla complessiva tenuta del sistema. E rialimenta lo scontro fra il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, e il governatore della Puglia, Michele Emiliano, con questa volta il Tap sullo sfondo.

In mattinata, nell’impianto di distribuzione del combustile a Baumgarten an der March, vero e proprio snodo europeo del gas, un’esplosione ha coinvolto decine di dipendenti e uno ha perso la vita. Il flusso del metano sul gasdotto Tag, il Trans Austria Gas Pipeline che porta il gas russo in Italia attraverso il Tarvisio, è stato immediatamente interrotto e il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, ha annunciato l’altrettanto immediata proclamazione dello stato di emergenza, chiamando in causa la fragilità del sistema italiano degli approvvigionamenti: “se avessimo il Tap, non dovremmo dichiarare l’emergenza per questa mancanza di fornitura”.

Invece, sottolinea, “in Puglia c’è chi fa la guerra al Tap, alcuni intellettuali hanno invitato al sabotaggio, con il governatore Emiliano che ha fatto ricorso al Tar pure su questo e lo ha perso”, ha ribadito Calenda, collegando il ricorso contro il Tap a quello, tuttora aperto, contro l’Ilva. In tarda serata arriva la replica di Emiliano, che parla di “decisione incosciente del Governo” nell’autorizzare il gasdotto, perché quanto successo in Austria dimostra che i timori della Puglia “hanno un fondamento evidente che ci obbligherà” a presentare un esposto alla Procura “per salvaguardare l’incolumità pubblica”. Un ministro, aggiunge Emiliano, “si dovrebbe preoccupare prima delle persone e della loro salute e sicurezza e poi del resto”.

Lo stato di emergenza scatta in automatico e ‘prepara’ il sistema a reagire in fretta, ma non c’è mai stato un allarme concreto per il sistema Italia, soprattutto alla luce della ripresa del flusso di gas che, Snam assicura, avverrà prima della mezzanotte. Il gruppo aveva già evidenziato come dopo l’incidente il “flusso di importazioni di gas dalla Russia è stato temporaneamente interrotto”, ma “la sicurezza del sistema italiano è garantita dagli stoccaggi”.

Depositi che ‘valgono’ 12 miliardi di metri cubi (possono salire a 17 con le riserve strategiche) e che hanno garantito la sicurezza del sistema nelle precedenti crisi del 2006 e del 2012, generate in entrambi i casi dalle difficoltà di approvvigionamento dal fronte russo. Non mancano però le ripercussioni immediate sul fronte italiano e riguardano principalmente l’andamento del prezzo: l’a.d. di Eni, Claudio Descalzi, ha spiegato che “non c’è allarmismo tra gli operatori” per la sicurezza ma “il gas sta salendo di prezzo” e quanto salirà ancora dipende anche “da quanto durerà il problema”.

Non a caso oggi il prezzo all’ingrosso in Italia è quasi raddoppiato dopo il blocco della fornitura. Quanto successo, infatti, si inserisce “in uno scenario che porta ad un aumento generalizzato dei prezzi”, legato alla congiuntura economica che alimenta la ripresa dei consumi, dall’arrivo delle temperature fredde ma anche dalla notevole dipendenza dell’Italia al gas importato. Una fragilità endemica, che arriva da lontano, “e che può essere sconfitta con la diversificazione attraverso Ing e pipeline”. Diversificazione in cui rientra appunto il Tap, che dovrebbe sbarcare sulle coste pugliesi fra le rimostranze degli enti locali.

(Di Michele Baccinelli/ANSA)

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