Putin attacca: “Su caso Russia, Cio e Wada intimidite”

Putin e l'hokey su ghiaccio. EPA/ALEXEY NIKOLSKY/RIA NOVOSTI/GOVERNMENT PRESS SERVICE POOL
Putin e l’hokey su ghiaccio. EPA/ALEXEY NIKOLSKY/RIA NOVOSTI/GOVERNMENT PRESS SERVICE POOL

MOSCA. – Una settimana dopo aver gettato acqua sul fuoco assicurando che la Russia non boicotterà i Giochi invernali del prossimo anno, Vladimir Putin torna a fare l’incendiario e accusa il Comitato olimpico internazionale (Cio) e l’agenzia mondiale antidoping (Wada) di aver subito “pressioni e vere e proprie intimidazioni”.

Il leader del Cremlino ha insomma suggerito ancora una volta che le imputazioni di doping di Stato rivolte alla Russia siano ingiuste, così come la decisione del Cio di escludere la squadra olimpica russa dalle Olimpiadi di PyeongChang. E che dietro tutto ciò ci sia lo zampino di Washington. Cio e Wada – ha attaccato Putin – “anche se sono costretti a fare qualcosa, dovrebbero arrivare alle conclusioni basandosi su qualcosa di oggettivo”.

Ma il presidente russo è andato oltre: ha accusato l’intelligence americana di manipolare il caso e persino la ‘gola profonda’ dello scandalo, l’ex direttore del laboratorio antidoping russo Grigori Rodchenkov, che adesso vive sotto protezione negli Stati Uniti. Fu proprio Rodchenkov a confessare di aver ricevuto dal ministero dello Sport russo l’ordine di somministrare steroidi agli atleti e sostituire i test incriminati con provette “pulite”.

Contro di lui in Russia adesso si è scatenato un vero e proprio tiro al bersaglio: media e politici lo dipingono come uno squilibrato al soldo della Casa Bianca. E oggi Putin non ha perso occasione per dire la sua. Il presidente russo ha puntato il dito contro Rodchenkov accusandolo di essere “sotto il controllo” delle agenzie americane, compresa l’Fbi: “Cosa gli fanno lì? Gli danno una qualche sostanza per fargli dire cosa vogliono?”, ha tuonato Putin. Poi ha completato la filippica sostenendo che sia stato “un errore” nominare Rodchenkov a capo del laboratorio antidoping russo. Il motivo? “Non si può lavorare con persone che hanno tentato il suicidio”.

Parole pesanti da parte di Putin, come quelle che aveva pronunciato un mese fa incontrando a Chelyabinsk gli operai di uno stabilimento di compressori: gli Stati Uniti – aveva tuonato in quell’occasione – “vogliono creare problemi nelle presidenziali russe” per rispondere alla “presunta ingerenza” di Mosca “nelle loro elezioni”, e per farlo si servono anche dello sport sfruttando le accuse di doping di Stato rivolte alla Russia.

Secondo la Wada però la Russia ha messo in piedi tra il 2011 e il 2015 un gigantesco sistema di doping che ha coinvolto circa 1.000 atleti. E in fondo il verdetto del Cio poteva essere molto più severo. I russi che andranno alle Olimpiadi invernali saranno definiti infatti “atleti olimpionici dalla Russia” e non semplicemente “atleti neutrali”. E il tricolore russo potrebbe persino sventolare alla cerimonia di chiusura dei Giochi. Inoltre il presidente del Cio Thomas Bach ha suggerito di mettere fine alla questione del doping di Stato russo dopo PyeongChang. Tutti elementi che secondo alcuni esperti fanno pensare a un accordo dietro le quinte tra il Cremlino e il Cio.

(di Giuseppe Agliastro/ANSA)