I Savoia insistono, ma le istituzioni dicono no al Pantheon

La tomba della regina Elena di Savoia a Vicoforte. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO
La tomba della regina Elena di Savoia a Vicoforte. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

 


ROMA. – I Savoia insistono ma ormai il Pantheon come destinazione finale della salma di Vittorio Emanuele III di Savoia sembra off limits. Dal governo, attraverso il ministro Dario Franceschini, e dalle massime istituzioni come il presidente del Senato Pietro Grasso la contrarietà è netta nonostante Emanuele Filiberto, al termine della preghiera nella cappella di San Bernardo, all’interno del Santuario di Vicoforte, sostenga che l’ex famiglia reale sia in possesso di un documento del rettore del Panteon che autorizza la tumulazione.

La comunità ebraica di Roma protesta contro l’ipotesi di tumulare il feretro al Pantheon sostenendo che “sarebbe uno scempio mettere la salma vicino a questo luogo che è stato quello della deportazione di tanti ebrei italiani”. E ad escludere per primo la possibilità è il presidente del Senato che assicura che sulla figura dell’ex re d’Italia non verrà fatto “nessun revisionismo”.

Per la seconda carica dello Stato, “le responsabilità prima, durante e dopo l’avvento del fascismo, così come la firma delle vergognose leggi razziali, non consentono alcun revisionismo” e “il rientro della salma in Italia, essendo stata esclusa categoricamente la possibilità della tumulazione al Pantheon, è un mero atto di umana compassione senza alcun onore pubblico, gestito con prudenza e sobrietà”.

E a chiudere a livello istituzionale la questione è anche il ministro della Cultura Dario Franceschini. “La sepoltura a Vicoforte – sostiene l’esponente Pd – è la chiusura definitiva della vicenda, non ne apre una nuova. Del resto sono la storia e la memoria a impedire anche solo di prendere in considerazione l’ipotesi di una sepoltura al Pantheon”.

Ma se Grasso ammette come “umana compassione” il rientro della salma in Italia, il suo collega di partito, Massimo D’Alema, considera “il rientro con volo di Stato come un episodio sgradevole da chiarire in Parlamento”. E anche il candidato premier M5S è sulla linea dura: “Dobbiamo stare attenti ai simboli che trasmettiamo e questo rientro comunque sta riaprendo una ferita storica. Quindi se si poteva evitare era meglio in questo momento storico”.

Ma è il ministro dell’Interno Marco Minniti a distinguere tra “dare ragione” e “dare pietà”: il ritorno delle spoglie dei Savoia in Italia “è una vicenda ordinaria per un Paese che dopo decenni riesce a fare i conti con un pezzo della propria storia, non per dare ragioni o torti, ma per dare pietà”.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)