I medici italiani emigrano di più: “Da noi carriera fantasma”

 

 


ROMA. – Una volta era la valigia di cartone, quella dei migranti in cerca di fortuna. Adesso il bagaglio si sarà pure trasformata in un trolley, ma a quanto pare la ricerca di una vita migliore resta una costante. Con la differenza, rispetto al passato, che tra gli espatriati ci sono professionisti con importanti specializzazioni, costate anni di studio e il sacrificio economico delle famiglie. E’ il caso dei 10.104 medici che tra il 2005 e il 2015 hanno lasciato il loro Paese: su 100 dottori europei espatriati, ben 52 sono italiani.

A parlarne è il primo Rapporto di Enpam-Eurispes sul sistema sanitario italiano, in base ai dati forniti dalla Commissione europea. Il secondo Paese per maggiore numero di medici che vanno via è la Germania, ma si ferma al 19%. Meta principale degli stetoscopi viaggianti è la Gran Bretagna con il 33% di scelte, seguita dalla Svizzera con il 26%.

Il dato, segnala il Rapporto, è tanto più allarmante per l’Italia in vista del futuro prossimo, ovvero da oggi al 2025, periodo per il quale si prospetta una forte quota di pensionamenti. Si stima che verranno collocati a riposo 47.300 medici specialisti del Ssn, a cui si aggiungono i circa 8.200 tra medici universitari e specialisti ambulatoriali, mentre nello stesso periodo gli specialisti formati saranno solo 40.000.

Se si conferma il trend dei giovani medici che scelgono l’estero, il saldo risulterà fortemente passivo, e i fenomeni di carenze professionali già diffusi ma non ancora esplosi si manifesteranno appieno, allargando oltre misura la forbice tra pensionamenti e nuovi ingressi. “Lo Stato spende mezzo milione di euro per formare un medico specializzato e poi se lo prende la Svezia”, ha commentato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin alla presentazione del Rapporto Enpam-Eurispes.

“La realtà è che se un giovane medico va a lavorare altrove, vuol dire che sono state investite risorse a beneficio di altri Paesi”, ha aggiunto, “l’Italia si impoverisce del proprio capitale umano, e se non c’è demografia, non c’è crescita economica”.

Del resto il blocco del turnover, che da anni impedisce un ricambio del personale negli ospedali e nei presidi del Ssn, ha creato un esercito di medici, assistenti sanitari e tecnici che lavorano a partita Iva o addirittura con logica interinale. Il Rapporto definisce queste presenze a chiamata, o a gettone, vere e proprie presenze “ectoplasmatiche”, poiché pur non risultando tra gli organici, lavorano come dipendenti e svolgono le stesse mansioni ma in una condizione di precariato assoluto.

Impossibile in queste condizioni pensare a una carriera, così come è risultato finora impossibile censire queste figure e determinare quanto incidano sul sistema. In particolare il rapporto cita l’area del Napoletano e del Casertano dove viene impiegata una media di 250 assistenti sanitari interinali nelle corsie dei maggiori ospedali. Con riferimento al 2011, e il dato non è stato aggiornato, risulta che nelle strutture della sanità pubblica operavano almeno 35mila precari, tra cui 10mila medici, con lavoro a gettone.

(di Silvana Logozzo/ANSA)