Allarme dell’Oms, dipendenza da videogiochi è una malattia

FOTO ANSA/MIKE NELSON
FOTO ANSA/MIKE NELSON

ROMA. – C’è chi li vorrebbe addirittura alle Olimpiadi e chi, come l’Oms, ne sta per inserire la dipendenza nell’elenco ufficiale della malattie. La popolarità dei videogiochi è in continua crescita, e gli esperti sono sempre più preoccupati degli effetti deleteri che possono avere sulla salute, al pari delle altre tecnologie sempre più pervasive.

La parola definitiva sull’inserimento della dipendenza dai videogiochi tra le malattie mentali nella prossima edizione della International Classification of Diseases, verrà dall’edizione aggiornata che verrà pubblicata l’anno prossimo, ma alcune indiscrezioni riportate dalla rivista New Scientist danno la decisione per sicura.

“Gli operatori sanitari devono riconoscere che la dipendenza da giochi può avere conseguenze molto serie per la salute – afferma Vladimir Poznyak, del dipartimento per la salute mentale e l’abuso di sostanze dell’Organizzazione -. La maggior parte delle persone che gioca i videogame non ha questo problema, come la maggior parte di chi consuma alcol non lo fa in modo patologico. Tuttavia in alcune circostanze l’abuso può portare a effetti avversi”.

Nella bozza in preparazione la dipendenza da gioco dovrebbe finire nella categoria ‘disordini dovuti ad un comportamento dipendente’, la stessa ad esempio di chi scommette in modo patologico. Sarebbe la prima volta che l’Oms include una dipendenza ‘tecnologica’ nella lista delle malattie.

Fra i sintomi a cui i medici dovrebbero prestare attenzione ci sono il fatto che il paziente dia prorità ai videogame “fino al punto in cui il gioco prevale sugli altri interessi della vita”, l’inabilità di controllare quanto spesso o quanto a lungo si gioca, l’ignorare le conseguenze negative del giocare troppo.

La presa di coscienza dell’Oms viene dopo una serie di allarmi degli esperti, che già da tempo considerano la dipendenza da videogiochi come una patologia al punto da creare delle vere e proprie cliniche per la disintossicazione, da poco presenti anche in Italia.

Sulla percentuale di ‘gamers’ che diventa patologico le stime sono molto diverse. Una ricerca su Cyberpsichological Behaviour ad esempio ha stimato che il 7% dei giocatori online può essere definito ‘dipendente’, mentre in altri studi pubblicati il numero varia dall’1,5% dei più ottimisti ad addirittura il 20%. Numeri in ogni caso impressionanti se si pensa che, ad esempio in Italia, secondo una ricerca Aesvi-Gfk, ci sono 29,3 milioni di videogiocatori.

E della ‘videogaming addiction’ ci sono già anche le prime vittime, talvolta inconsapevoli. Nel 2010 ad esempio in Corea una coppia è stata arrestata perchè ha fatto morire di fame la propria bimba di tre mesi dopo aver passato ore in un internet cafè a giocare ad un simulatore in cui dovevano crescere un bambino virtuale. Pochi anni prima un uomo a Philadelphia, Tyrone Spellman, ha ucciso la figlia di 17 mesi perchè aveva rotto la sua Xbox. In Ohio invece Daniel Petric ha ucciso sua madre perché gli aveva tolto la sua copia di Halo 3, un popolare ‘sparatutto’.

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