Pubblica Amministrazione: l’impiegato statale diventa 4.0

L'impiegato statale diventa 4.0

 

L’impiegato statale diventa 4.0

 

ROMA. – Un profondo restyling dei ‘mestieri’, per tracciare il profilo del ‘travet 4.0′. Una missione ardua, affidata ad una commissione ad hoc. Non si tratta, infatti, solo di un lavoro tecnico, di mera riclassificazione del personale. Dietro c’è il tentativo di imprimere un cambiamento culturale, rimpiazzando lo stereotipo dell’impiegato tutto carte e timbri. Un’immagine coniata ormai decenni fa ma rimasta quasi intatta.

L’impegno a mappare i mestieri venuti fuori con l’innovazione tecnologica, ma anche con le moderne filosofie dell’organizzazione, è stato preso in via ufficiale nel contratto per gli statali. Spunteranno quindi “nuove figure”, dall’esperto di coding, di programmazione informatica, al professionista della comunicazione.

Magari sarà questo anche il terreno per sperimentare ruoli del tutto nuovi, visto che nel testo vengono citate “figure polivalenti”, in grado di ricoprire più funzioni, trasversali a più uffici. Lo scarto con l’immaginario comune, rispolverato nell’ultimo film di Checco Zalone, non è da poco.

E’ così che un intero articolo del nuovo contratto della P.a centrale è stato dedicato alla “Commissione paritetica sui sistemi di classificazione professionale”. E non è certo apparso come uno dei passaggi più semplici. La versione finale è arrivata solo all’ultimo, nella nottata di sabato scorso (poco prima della sottoscrizione del contratto).

Per mettere su l’organismo ci sarà un mese di tempo. Per completare l’operazione invece la scadenza è quella di maggio. D’altra parte a giugno dovrebbero, in teoria, riprendere le trattative per il rinnovo del triennio 2019-2021. La ‘cabina’ sarà insediata presso l’Aran, l’agenzia che fa le veci del governo in materia di pubblico impiego.

E sarà composta tanto da rappresentanti dell’amministrazione quanto da esponenti del sindacato. I compiti della task force sono definiti nello stesso contratto. Una sorta di decalogo, un lista con dieci voci, affida alla commissione la rivisitazione delle caselle professionali, con un occhio anche a quanto accade nel privato e nel resto d’Europa. Il metodo è chiaro: armonizzare e semplificare il tutto. D’altra parte c’è la necessità di fare ordine dopo la riunificazione in un unico comparto di settori diversi (ministeri, parastato, agenzie fiscali).

Allo stesso tempo, però, non bisogna cadere nell’errore di livellare. Anzi le competenze vanno valorizzate. Soprattutto alle parole dovranno corrispondere i fatti, con la “possibilità di definire ulteriori opportunità di progressione economica” e “di operare una revisione degli schemi di remunerazione”. Insomma gli effetti si faranno sentire su carriera e busta paga.

(di Marianna Berti/ANSA)