Morto Imposimato, toga nel caso Moro che M5S voleva al Colle

Imposimato, toga caso Moro che M5S voleva al Colle
Imposimato, toga caso Moro che M5S voleva al Colle

ROMA. – Il caso Moro. L’attentato a papa Wojtyla e il ruolo di Ali Agca. L’uccisione di Vittorio Bachelet. I processo a Michele Sindona, il banchiere siciliano legato a Cosa Nostra. Alcuni dei misteri e delle vicende più spinose della storia recente d’Italia sono passati per le mani di Ferdinando Imposimato, prima magistrato, poi parlamentare e politico, animato da una passione che negli ultimi anni lo portò ad avvicinarsi ai Cinquestelle, che proprio a lui pensarono come ‘candidato’ alla Presidenza della Repubblica.

Imposimato è morto a 81 anni al Policlinico Gemelli di Roma, dove era stato ricoverato d’urgenza il 31 dicembre nel reparto di rianimazione. I funerali si svolgeranno giovedì alle 14 nella chiesa Mater Ecclesiae, nel quartiere romano del Torrino.

Molti i messaggi di cordoglio. La presidente della Camera, Laura Boldrini, lo ricorda come “uomo di legge e parlamentare che ha dedicato la sua vita alla lotta contro terrorismo e criminalità organizzata”. “Nel suo lavoro di magistrato – sottolinea Gero Grassi, vicepresidente del Gruppo dei Democratici alla Camera e componente della Commissione Moro – ha pagato duramente il suo contrasto alla criminalità organizzata”. “Un esempio morale e politico”, dice Stefano Fassina, deputato di Sinistra Italiana. “Grande giudice, uomo di cultura e di profonda umanità”, scrive su Twitter la sindaca di Roma Virginia Raggi.

Nato a Maddaloni, in provincia di Caserta, il 9 aprile 1936, da magistrato si occupò prima di cosa nostra e di camorra e proprio per mano della camorra perse un fratello, Franco, nel 1983. Poi le grandi inchieste legate al terrorismo: fu giudice istruttore del processo per il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, per l’attentato a Giovanni Paolo II, per l’omicidio del vicepresidente del Csm Vittorio Bachelet.

Occupandosi degli anni di piombo, fu il primo a seguire la pista delle possibili connessioni con i servizi segreti israeliani e con il Kgb, la cosiddetta “pista bulgara”. Più in generale, l’idea di una trama che lega fra loro le stragi, da piazza Fontana, a via Fani, a Capaci tornerà in uno dei suoi libri, “La Repubblica delle stragi impunite”, uscito nel 2012. Anni in cui Imposimato si occupò da vicino anche del caso di Emanuela Orlandi come legale della famiglia.

Dalla magistratura di allontanò nella seconda metà degli anni ’80 per le ripetute minacce di Cosa Nostra, ma l’impegno civile rimase per lui al primo posto. Lasciata la toga, infatti, si dedicò all’attività politica: nel 1987 entrò in Senato come indipendente di sinistra nelle liste del Pci, nel 1992 fu eletto deputato e poi nel 1994 nuovamente senatore.

Come parlamentare fece parte della commissione antimafia. Più tardi rientrò in magistratura, giudice in Cassazione, dove venne nominato Presidente onorario aggiunto. Ma la passione politica lo ha portato negli ultimi anni ad accostarsi al movimento di Beppe Grillo, che nel 2013 e nel 2015 lo inserì nella rosa di nomi indicati per l’elezione a Presidente della Repubblica: nel 2015 dopo Mattarella, fu il più votato con 127 preferenze e anche il Pd applaudì al risultato.

Con lui, “non sparisce soltanto un magistrato integerrimo e un grande giurista. Ma va via anche una persona splendida, di grande umanità e sensibilità”, sottolinea M5s. Ma con i Grillini non fu sempre tenero: ad agosto criticò pesantemente Luigi Di Maio per la sua partecipazione al forum di Cernobbio. “Che tristezza che il candidato premier del M5s Luigi di Maio sieda a Cernobbio”, scrisse su facebook. “Il dialogo con i nemici della democrazia non è tollerabile”.

(di Eva Bosco/ANSA)