Pubblica Amministrazione: 2018 anno di assunzioni. Ma i concorsi cambiano

 

 

ROMA. – Il 2018 si candida ad essere l’anno in cui la Pubblica Amministrazione riprende ad assumere. Anche perché ci sono 80 mila pensionamenti a cui far fronte, seppure nei limiti del turnover. Vincoli che però sono stati in larga parte superati nei Comuni e che saranno aboliti del tutto dal prossimo anno.

Tanto per cominciare, da inizio mese è partito ufficialmente il piano triennale per la stabilizzazione di circa 50 mila precari storici. I dodici mesi che verranno potrebbero inoltre rappresentare l’ultima chance per 157 mila idonei in concorsi pubblici, visto che la manovra ha prorogato le graduatorie. Di sicuro devono entrare 4 mila vincitori. Ecco che le prime stime sui prossimi anni indicano in più di 120 mila le entrate.

Ma cambieranno le regole di ingaggio. Sono attese, infatti, le linee guida della ministra Madia sulle novità in fatto di selezioni: si va verso prove mirate, più trasparenti, meno frammentarie e ‘international’. Già la riforma del pubblico impiego indica la strada da seguire, dando la possibilità alle amministrazioni centrali di fare perno su una sorta di polo comune. In questo modo si potrebbe risparmiare, probabilmente dando qualche garanzia in più sulla correttezza. Su questa lunghezza d’onda anche il sito unico che raccoglierà tutti i bandi, come annunciato da Madia.

La riforma mette poi l’accento sull’inglese e sui titoli di studio (con l’opportunità di far valere il dottorato di ricerca). E ancora, viene posto un tetto al numero di idonei, che non potranno superare il 20% dei posti in palio. Le graduatorie dovrebbero avere una durata fissa, forse triennale.

Tutti i dettagli saranno presentati in un regolamento che dovrebbe approdare in una delle prossime Conferenze unificate (la prima seduta utile è quella dell’11 gennaio). A questo si accompagnerà il piano sui fabbisogni, che ridisegnerà la mappa degli organici. Nuovi programmi che guideranno le assunzioni, non solo del 2018.

Come aveva avvisato nei mesi scorsi il sottosegretario alla P.a, Angelo Rughetti, in cinque anni usciranno circa 400 mila dipendenti pubblici. Tanto che, per fare un esempio, solo nei comparti funzioni statali ed enti territoriali si stimano 136 mila cessazioni, con un ingresso atteso di circa 124 mila unità, considerando che dal 2019 cadranno definitivamente i paletti al turnover. Al momento invece i vincoli sono ancora al 25% nella P.a centrale e al 75% nei Comuni.

Una mano arriva anche dalla manovra che destina fondi ad hoc per la scuola e la ricerca (in ballo ci sarebbero 20 mila stabilizzazioni). Situazione differente per il personale delle partecipate pubbliche, dove per il riassorbimento degli esuberi, derivanti dai tagli, è scattato il blocco delle assunzioni, che proseguirà fino a giugno. Il decreto per la gestione delle eccedenze è stato appena pubblicato ma alcune delle tappe fissate per l’operazione di mobilità risultano ormai superate. Tra la metà di gennaio e la fine di marzo si dovrà comunque fare il punto.

(di Marianna Berti/ANSA)