Pc e smartphone a rischio, c’è una falla nei processori

FOTO EPA/FOCKE STRANGMANN
FOTO EPA/FOCKE STRANGMANN

 

 

ROMA. – Una falla di sicurezza, rivelata dalla stampa americana e confermata dai ricercatori, mette virtualmente a rischio tutti i computer, gli smartphone e i tablet in circolazione, insieme ad altri prodotti come smart tv, console per videogiochi e auto connesse.

La vulnerabilità è infatti presente nella quasi totalità dei microprocessori prodotti negli ultimi vent’anni dai tre colossi del settore – Intel, Arm e Amd – e secondo gli esperti espone gli utenti al furto di password e altri dati sensibili da parte di hacker. A scoprire la falla, l’anno scorso, sono stati i ricercatori del Google Project Zero, che hanno subito informato i costruttori di chip e gli sviluppatori dei sistemi operativi (Microsoft, Apple e Linux) per farli correre ai ripari.

La notizia, spiega Google in un post, doveva essere resa pubblica il prossimo 9 gennaio, insieme agli aggiornamenti di sicurezza messi a punto dalle aziende e che ora sono stati distribuiti agli utenti. Un’indiscrezione riportata dal sito Register, e subito rimbalzata sui media, ha però fatto anticipare i tempi.

Intel, la società al centro dell’affaire e quella che più paga pegno in Borsa, in una nota ha minimizzato i rischi per gli utenti: la vulnerabilità “non ha il potenziale di corrompere, modificare o eliminare dati”. Fa però discutere il caso del suo Ceo, Brian Krzanich, che nel novembre scorso ha venduto azioni di Intel per 24 milioni di dollari. All’epoca era a conoscenza della falla, ma la società nega che ci siano correlazioni.

Amd, dal canto suo, si dice convinta che il rischio per i suoi processori sia “quasi zero”, mentre Arm fa sapere di essere al lavoro e assicura che i suoi chip usati negli oggetti connessi a internet non sono coinvolti. Gli esperti, tuttavia, non prendono la questione alla leggera.

Per Raoul Chiesa, guru della cybersecurity, “la vulnerabilità è probabilmente la più grave di questi ultimi anni” e potrebbe avere conseguenze maggiori di quelle ipotizzate finora. La falla, infatti, interessa quasi tutti i microprocessori prodotti negli ultimi vent’anni e dà modo agli hacker di leggere la memoria del dispositivo e le informazioni sensibili che vi sono memorizzate.

Windows, Apple e Linux hanno rilasciato aggiornamenti che rattoppano la falla, così come ha fatto Google per Android e gli altri suoi prodotti. Questi aggiornamenti proteggono gli utenti, ma potrebbero rallentare i computer. Secondo alcuni esperti i processori sarebbero dal 5 al 30% più lenti, ma anche in questo caso i produttori di chip ridimensionano, parlando di un impatto “non significativo”.

Nel dettaglio, i ricercatori hanno scoperto due falle diverse. La prima, battezzata “Meltdown”, interessa Intel, mentre la seconda, “Spectre”, ha due varianti e coinvolge anche Amd e Arm. Tutte le falle hanno a che fare con la “esecuzione speculativa”, con cui i processori cercano di intuire quale strada tra due possibili è più probabile che venga presa, in modo da velocizzare i calcoli.

(di Laura Giannoni/ANSA)