Gerusalemme, Civiltà Cattolica: “Città di pace, difendere valore Città Santa”

Pubblicato il 04 gennaio 2018 da ansa

Vista della città vecchia di Gerusalemme. (ANSA/AP Photo/Oded Balilty)

 

 

ROMA. – Qual è la posizione della Santa Sede su Gerusalemme, e come si è sviluppata nel corso degli ultimi 100 anni? “La Santa Sede continua a lavorare instancabilmente per promuovere la sua visione di Gerusalemme come città di pace e luogo dove ebrei, musulmani e cristiani possano vivere insieme ed essere testimoni di un Dio che ama tutti”, scrive Civiltà Cattolica nel suo nuovo numero, il primo del 2018, in un articolo su “Gerusalemme e la Chiesa cattolica”, mentre continuano le tensioni per l’annuncio di Donald Trump di trasferire nella Città Santa l’ambasciata americana ora a Tel Aviv, riconoscendola quindi come capitale dello Stato d’Israele.

“In questa prospettiva, possiamo ravvisare due diverse proposte per Gerusalemme: 1) la città come un corpus separatum, proposta inserita nella Risoluzione 303 delle Nazioni Unite del dicembre 1949; 2) la città dotata di ‘statuto speciale internazionalmente garantito’, proposta maturata dopo la guerra del 1967 e la conquista di Gerusalemme est da parte degli israeliani, allo scopo di proteggere i Luoghi Santi dal conflitto in corso”, argomenta sulla rivista dei Gesuiti, le cui bozze vengono tradizionalmente riviste dalla Segreteria di Stato vaticana, padre David Neuhaus, 55 anni, israeliano nato in Sudafrica, fino all’agosto scorso vicario patriarcale a Gerusalemme per i cattolici di lingua ebraica.

“Per gli ebrei, i cristiani e i musulmani, Gerusalemme è qualcosa di più che una mera connotazione geografica o una realtà socio politica – specifica -. Essa è uno spazio sacro, dove la rivelazione di Dio da parte di Dio stesso si è sviluppata nel corso delle generazioni. Nel corso della storia, cristiani, musulmani ed ebrei si sono tutti avvicendati nel controllo della città, eppure la vocazione di Gerusalemme in quanto ‘città di pace’ deve ancora tradursi in realtà”.

Nel secolo scorso, ricorda padre Neuhaus, “per la Chiesa, sono rimasti costanti due problemi fondamentali: la protezione dei Luoghi Santi cristiani e il libero accesso a essi; il benessere delle comunità cristiane di Gerusalemme. Ad essi, in tempi recenti, si sono aggiunte due preoccupazioni: la promozione della giustizia e della pace e la crescita del dialogo interreligioso”.

Dopo il Concilio Vaticano II “emergono altri piccoli cambiamenti nel discorso cattolico riguardo a Gerusalemme”. In particolare, “un elemento emerso più di recente nella posizione della Santa Sede” è quello di “incoraggiare trattative dirette tra israeliani e palestinesi per decidere il destino territoriale di Gerusalemme, senza cessare in alcun modo di insistere sulla necessità di garanzie internazionali per la sicurezza e il benessere sia dei Luoghi Santi sia delle comunità che rendevano culto in essi”.

Purtroppo, aggiunge, “le trattative non hanno ancora portato a una pace duratura, e Gerusalemme resta tuttora un’arena del conflitto in corso”. “La Santa Sede – conclude Civiltà Cattolica – insiste nella propria neutralità riguardo alle rivendicazioni territoriali, con disappunto dei palestinesi, e nel proprio rigoroso rispetto delle definizioni del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite, con disappunto degli israeliani. Considera proprio il ruolo di preservare la dimensione di Gerusalemme come Città santa, dove convergono tre religioni e dove ha le sue origini il cristianesimo: una dimensione troppo spesso messa ai margini nel conflitto nazionale tra israeliani e palestinesi”.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)

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