Maroni punta al futuro, mani libere per premiership

 

 

MILANO. – Roberto Maroni ha fatto la sua mossa. Non si presenterà per un secondo mandato da presidente della Regione Lombardia, una scelta definita “personale e da rispettare”, già anticipata al vertice di Arcore di domenica scorsa. Ma, in una conferenza stampa convocata per fare un primo bilancio di legislatura, l’ex segretario della Lega Nord ha messo comunque “a disposizione” la sua esperienza di governo, se servirà al centrodestra dopo le elezioni politiche del 4 marzo. Altrimenti, alla soglia dei 63 anni, farà altre scelte di vita.

Parole meditate e misurate fin nelle sfumature, quelle pronunciate da Maroni, che ha tenuto a ringraziare per la sua lunga carriera Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, senza chiarire se ci sia e quale sia la sua ambizione per il futuro. “Con la politica – è la metafora che ha usato – ho una storia d’amore iniziata un quarto di secolo fa insieme a Bossi. E, come tutte le vere storie d’amore, non finirà mai, anche se non ho nulla da chiederle”.

“Non andrò in pensione – ha quindi aggiunto – ma sono a disposizione, se me lo chiederanno. Io so che cosa significa avere responsabilità di governo”. E’ questo passaggio che racchiude la svolta. Negli ambienti politici milanesi si dice che Maroni aspiri a tornare al governo. Dopo essere stato vice-presidente del Consiglio, ministro del Lavoro e due volte ministro dell’Interno (nel 1994, il più giovane della Repubblica al Viminale e il primo non democristiano).

Stavolta punterebbe però – si dice a Milano – a una carica più alta, quella di capo del governo. Per questo in conferenza stampa avrebbe evocato esplicitamente il “rischio-Di Maio”: “Di Maio è una Raggi al cubo, c’è il rischio concreto che con un governo a 5 Stelle guidato da lui l’Italia si trasformi in Spelacchio”.

Se davvero questa è la sua ambizione (mai confermata), Maroni dovrà tuttavia aspettare gli eventi. E “non necessariamente” gli servirà ricandidarsi in Parlamento. Il 4 marzo, infatti, nell’ambito della solita alleanza con Berlusconi, a differenza del passato la Lega si presenterà con un segretario, Matteo Salvini, che si è candidato a premier. E lo ha anche scritto nel simbolo elettorale, dove è stata invece tolta la parola Nord. Maroni a riguardo ha gettato acqua sul fuoco.

A chi gli ha fatto notare che la sua mossa rischia di collidere con le ambizioni del suo successore alla guida del partito, Maroni ha risposto: “Le sue posizioni possono essere discusse e discutibili, ma tutte le decisioni del mio segretario le accetto per principio. La mia decisione nulla ha a che fare con Salvini, con discordanze o dissidi. Salvini premier è una prospettiva che condivido e sostengo”.

Secondo Maroni, anzi, sia Salvini sia Berlusconi erano stati messi al corrente del suo orientamento, che non pregiudicherà l’impegno politico e istituzionale da qui al 4 marzo. Per “chiudere in bellezza” con un accordo per l’autonomia della Lombardia. E per sostenere Attilio Fontana, l’ex sindaco di Varese, la città del governatore, scelto come candidato alla sua successione per la Regione.

(di Alessandro Franzi/ANSA)